In fondo alla graduatoria per un vizio di forma, accolto il ricorso di una infermiera

L’infermiera si è rivolta a Fsi-Usae per presentare ricorso: uno dei titoli inclusi nella domanda non era stato considerato ai fini della graduatoria, perché non ripetuto più volte.

Arriva la sentenza a mettere fine ad una controversia che ha visto protagonisti una associata di Fsi-Usae e la Asl di Bari. Al centro dei contrasti il concorso per soli titoli pubblici di mobilità volontaria compartimentale per il quale la signora non aveva visto riconosciuta una delle esperienze lavorative pregresse presso la Asl di Pisa, non rientrando di fatto nella parte alta della graduatoria.

Risale all’anno scorso la pubblicazione della graduatoria di merito per il concorso in qualità di collaboratore professionale sanitario-infermiere e qualcosa non quadra per l’associata di Fsi-Usae. La posizione in graduatoria, infatti, non sembra rispecchiare i titoli in suo possesso. Il mistero è presto svelato: non erano stati considerati, infatti, anni di lavoro presso la Azienda ospedaliera universitaria di Pisa, che l’avrebbe fatta rientrare nei posti a disposizioni.

A creare il problema era stato un vizio di forma difficilmente prevedibile: l’associata di Fsi-Usae, difesa dall’avvocato Patrizia Russo, non aveva ripetuto in più punti il requisito che le avrebbe permesso di arrivare più in alto in graduatoria. Infatti, l’esperienza lavorativa non era stata ripetuta in più riquadri, uno per “Titoli di Carriera” e l’altro per “Requisiti di Ammissione”, dando per scontato che non fosse necessario.

È in questo quadro che il giudice ha deciso di accogliere il ricorso che secondo la sentenza arrivata il 27 luglio “appare fondato”. “L’Amministrazione –  si legge nella sentenza – ometteva di considerare il servizio prestato presso l’Aou di Pisa sin dal 2000” poiché l’assistita non l’aveva nuovamente dichiarato nel riquadro “Titoli di Carriera”.

“Risulta infatti un ingiustificato formalismo, contrario al principio di scleta del migliore che deve governare ogni procedura concorsuale”. È così dunque che la Asl di Bari è stata condannata a valutare correttamente i titoli e a coprire le spese processuali.