Scattano quattro arresti in relazione all’inchiesta nata dall’attentato incendiario del 13 settembre 2024, contro la sede dell’azienda che forniva distributori automatici nello stadio “Capoccia” di Casarano e si era aggiudicata l’incarico di gestire il bar, allo scopo di estromettere i nuovi gestori.
Agli indagati vengono contestati numerosi furti di rame, da impianti fotovoltaici e di materiale ferroso, poi rivenduto a ditte specializzate in raccolta dei metalli, nel Basso Salento.
Questa mattina è stata eseguita l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Salvatore Vitali, 48enne di Matino e Riccardo Attilio Viva, 28enne di Ugento. Domiciliari, invece, per Ivan Umberto Vitali, 19enne di Casarano (con braccialetto elettronico) e Maria Rita Borasci, 24 anni di Taviano. Ricordiamo che il provvedimento, a firma del gip Giulia Proto, è arrivato dopo la richiesta di arresto del pm Patrizia Ciccarese e gli interrogatori preventivi, davanti al giudice. Tutti si sono sottoposti all’interrogatorio Ad esclusione di Ivan Umberto Vitali che si è avvalso della facoltà di non rispondere, limitandosi a spontanee dichiarazioni. Gli indagati ammesso il furto dell’auto, ma con l’intenzione di utilizzarla per ricavarne pezzi di ricambio, e negato categoricamente ogni coinvolgimento nell’incendio e nell’estorsione.
Rispondono a vario titolo delle accuse di associazione a delinquere, furto, estorsione, ricettazione.
Risultano indagati, ma la Procura non ha chiesto misure cautelari nei loro confronti e viene escluso il vincolo associativo: Carmela Monsellato, 59 anni di Casarano; Soìfia Coronese, 24enne di Ugento; Giovanni Coronese, 19 anni di Ugento, Riccardo Borasci, 26enne di Casarano.
Gli indagati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Luca Puce, Davide Micaletto e Marco Buccarella e potranno fare ricorso davanti al tribunale del Riesame.
Le indagini svolte dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Casarano, alle dipendenze del capitano Aldo Gargiulo, hanno individuato i responsabili, attraverso l’acquisizione di filmati delle telecamere e intercettazioni telefoniche ed ambientali.
Nel corso dell’inchiesta, è stato esaminato l’eventuale coinvolgimento di soggetti riconducibili a frange del tifo ultras, ma non sono emersi elementi significativi. Va detto che tre giorni prima dell’incendio, nella prima partita di campionato, i gestori del bar udirono cori del tipo «Andatevene, queste zone sono nostre» per il timore di ulteriori ritorsioni, decisero di rinunciare all’attività.
I fatti si sarebbero verificati tra settembre del 2024 e marzo del 2025. In merito all’attentato incendiario, i malviventi (non furono identificati con certezza) utilizzarono una Fiat Punto grigia, rubata due giorni prima in località “Pietra Bianca” a Casarano. I malviventi cosparsero di liquido infiammabile non solo l’auto, ma anche un furgone Fiat Ducato della ditta.
La banda, in base all’accusa, operava tra Casarano, Matino e Andrano, dove è stato messo a segno un maxi-furto da 75mila euro di cavi in un impianto fotovoltaico. Invece, la refurtiva razziata tra Tuglie e Cannole, veniva dirottata presso centri di raccolta a Melissano e Racale. In che modo? Utilizzando auto rubate o “coperte” da false denunce,come nel caso di un Audi A4.
