Una volta agosto aveva un suo rituale preciso. Bastava arrivare ai primi giorni del mese perché, prima o poi, qualcuno pronunciasse la domanda destinata ad aprire discussioni infinite, programmi dell’ultimo minuto e qualche inevitabile litigio: «Che facciamo a Ferragosto?»
Da quel momento iniziavano le consultazioni. C’era chi proponeva il mare, chi una grigliata in campagna e chi, con lo sguardo già rivolto verso un lettino, sosteneva che l’unico programma sensato fosse non avere alcun programma. Si discuteva sulla spiaggia libera o sul lido, sul ristorante da prenotare per tempo, sulla possibilità di organizzare una grande tavolata con gli amici oppure di approfittare del 15 agosto per concedersi una fuga lontano dal caos. Quest’anno, però, le priorità sembrano essere cambiate. Più che chiedersi dove trascorrere il Ferragosto, c’è una domanda che sembra molto più urgente: quando finirà questo caldo? Perché, alla fine, il discorso arriva sempre lì: temperature, afa e speranza che nelle previsioni compaia finalmente qualche giornata un po’ più respirabile.
L’estate in cui guardiamo più il meteo che il calendario
Il vero appuntamento dell’estate, ormai, sembra essere diventato quello con l’app del meteo. La si apre al risveglio, si torna a controllarla prima di uscire e, naturalmente, si dà un’ultima occhiata alla sera, quasi nella speranza che durante la giornata sia cambiato qualcosa. Il problema è che il caldo sembra essersi ormai installato con tutte le intenzioni di restare. Non è più un ospite. È quell’amico che arriva per un caffè e, dopo tre settimane, ha ancora le chiavi di casa. È diventato una presenza costante, una specie di coinquilino che non paga l’affitto, occupa tutte le stanze e soprattutto non sembra avere alcuna intenzione di andarsene.
E così anche la percezione delle temperature è completamente cambiata. Temperature che fino a qualche anno fa avrebbero fatto scattare la ricerca di un posto all’ombra oggi vengono considerate quasi piacevoli. Se il termometro si ferma a 32 gradi, c’è chi commenta sinceramente: «Tutto sommato, oggi si sta bene». E nessuno trova più strana questa frase.
E allora, quando finirà davvero questo caldo?
Forse è proprio questo il punto. Non ci interessa più soltanto sapere dove trascorreremo Ferragosto, ma quanto manca a quel momento dell’estate in cui finalmente l’aria comincerà a cambiare.
Aspettiamo la prima sera in cui sarà possibile uscire dopo cena senza avere la sensazione di entrare in una sauna, quella notte in cui si potrà dormire con la finestra aperta senza che dalla strada arrivi aria calda, e soprattutto quel momento, ancora lontano ma già immaginato, in cui al mattino si potrà indossare qualcosa senza domandarsi immediatamente quanto si suderà da lì a mezz’ora.
È una forma di nostalgia. Perché quando il caldo diventa protagonista assoluto delle nostre giornate, anche una semplice serata con qualche grado in meno assume il fascino di una vacanza.
Il nuovo countdown dell’estate
Ferragosto arriverà comunque. La grigliata resta. L’anguria pure. Gli amici anche. Ma quest’anno, dietro a tutti i programmi, alle prenotazioni e ai brindisi, sembra esserci una speranza comune, molto più semplice e forse proprio per questo molto più sentita: che prima o poi l’estate rallenti, che il sole smetta per qualche ora di sembrare il protagonista assoluto e che l’aria torni finalmente ad avere quella leggerezza che ad agosto, a volte, sembra impossibile ricordare.
Perché non stiamo più contando i giorni che mancano a Ferragosto.
Quello che tutti vogliamo sapere è quando questo caldo deciderà finalmente di andare in vacanza.





