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Evade dai domiciliari: torna in carcere Giovanni Calasso, accusato dell’omicidio di Stefano Tomeo

Si allontana dai domiciliari senza autorizzazione: per Giovanni Calasso scatta il ritorno in carcere. Il provvedimento si inserisce nell’inchiesta sull’agguato costato la vita a Stefano Tomeo.

by Redazione
9 Agosto 2026 9:47
in Cronaca
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Dai domiciliari al carcere, ancora una volta. È durata poco la permanenza nella sua abitazione per Giovanni Calasso, storico esponente della Sacra Corona Unita e già condannato, in passato all’ergastolo. Per il 61enne, ritenuto l’autore materiale dell’agguato in cui ha perso la vita, per errore, Stefano Tomeo, si sono aperte le porte di Borgo San Nicola perché si sarebbe allontanato, senza alcuna autorizzazione dal ‘domicilio’ dove era stato collocato dopo la decisione del Tribunale del Riesame di Lecce. Una violazione delle prescrizioni imposte dalla misura cautelare accertata dai Carabinieri della Tenenza di Copertino, che hanno proceduto a denunciarlo all’Autorità giudiziaria per evasione.

La conseguenza dell’allontanamento è arrivata con il provvedimento del G.I.P.: revoca degli arresti domiciliari e ripristino della custodia cautelare in carcere. Calasso è stato quindi accompagnato nuovamente nella casa circondariale di Lecce, dove resta a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

Dai domiciliari al carcere dopo l’accusa per l’agguato a Tomeo

La nuova vicenda giudiziaria si intreccia con quella ben più ampia relativa all’omicidio di Stefano Tomeo, ucciso per errore. Calasso era stato arrestato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce e della Compagnia di Gallipoli nell’ambito dell’inchiesta sull’agguato avvenuto a Copertino. Inizialmente era stato sottoposto alla custodia cautelare in carcere, misura successivamente sostituita con gli arresti domiciliari dal Tribunale del Riesame di Lecce.

Secondo la ricostruzione investigativa, il 61enne sarebbe l’uomo che materialmente avrebbe aperto il fuoco contro Tomeo e il 56enne che era con lui in auto, il vero obiettivo della trappola, secondo l’impostazione accusatoria.

Una ricostruzione che, allo stato, dovrà essere sottoposta alle successive verifiche processuali.

L’agguato e il vero obiettivo secondo gli investigatori

Quella sera, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’azione sarebbe stata pianificata con un obiettivo preciso: colpire il 56enne che era in compagnia di Tomeo. Quando l’auto arrivò nel luogo dell’appuntamento, Tomeo fu raggiunto, per errore, da un colpo di pistola, mentre altri due colpi furono esplosi contro il veicolo nel tentativo di colpire il conducente.

Per gli inquirenti, dunque, Stefano Tomeo sarebbe stato una vittima diversa da quella inizialmente individuata come bersaglio dell’azione.

Una figura di peso nella criminalità salentina

A rendere particolarmente delicata la posizione di Calasso è anche il suo passato giudiziario. Il 61enne è infatti già condannato all’ergastolo nell’ambito del cosiddetto “Secondo Maxi Processo” alla criminalità organizzata salentina. All’epoca dell’omicidio di Tomeo, Calasso si trovava agli arresti domiciliari per motivi di salute.

Le indagini sull’agguato avrebbero inoltre evidenziato, secondo l’accusa, il peso della sua riconosciuta caratura criminale nella vicenda. Alla base del delitto ci sarebbe stato una presunta questione irrisolta tra il 56enne, vero obiettivo delle pallottole e un infermiere di 53 anni, minacciato per dei debiti che non sarebbero stati onorati. Stanco delle pressioni, l’infermiere si sarebbe rivolto a Calasso per risolvere la questione. È in questo contesto che gli investigatori collocano la presunta organizzazione dell’agguato e il ruolo attribuito a Calasso, facendo leva anche sulla sua storia criminale e sulla sua riconosciuta caratura nell’ambiente della criminalità organizzata salentina.

L’evasione fa scattare l’aggravamento della misura

Ora, a cambiare nuovamente il quadro cautelare è stata una violazione molto più immediata: l’allontanamento dai domiciliari senza autorizzazione.

Dopo gli accertamenti dei Carabinieri di Copertino e la denuncia per evasione, il G.I.P. ha ritenuto necessario aggravare la misura, riportando il 61enne in carcere.

Calasso è quindi tornato nella casa circondariale di Lecce, mentre prosegue il procedimento relativo all’omicidio di Stefano Tomeo.

Una vicenda che resta ancora aperta sul piano giudiziario: il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.

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