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Il cuore bruciato di Rivabella non si rassegna: dall’inferno di cenere all’appello per far rifiorire la pineta

L'auspicio è che dalle ceneri del 24 luglio nasca una vera e propria mobilitazione cittadina: la pineta di Rivabella deve rinascere dopo l'incendio

by Redazione
25 Luglio 2026 17:44
in Attualità
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​Una ferita aperta, profonda, che brucia ben oltre il legno scuro dei pini decimati dal fuoco. Nel pomeriggio del 24 luglio 2026, uno dei gioielli più autentici della costa salentina, la marina di Rivabella, è stata avvolta da una morsa di fiamme e fumo denso. Un inferno improvviso che ha trasformato la quiete di un pomeriggio estivo in un incubo di bagnanti in fuga, polvere e sirene, dinanzi a uno specchio d’acqua tra i più limpidi del Salento.

In poche ore, il polmone verde che custodiva l’anima della marina è diventato cenere. Ma all’incredulità e allo smarrimento di chi ama profondamente questi luoghi si oppone già una certezza fermissima: Rivabella non può e non deve rimanere spoglia.

​La voce della poesia contro il vuoto della distruzione

A dare parole e forma al dolore collettivo è la poetessa salentina Emanuela Rizzo, che ha affidato ai versi la disperazione di un’intera comunità, toccando le corde di chi guarda alla pineta non solo come a un paesaggio, ma come a una culla di memoria e identità: “Una lingua di fuoco su spiagge e pinete. Rivabella mia avvolta nel fumo rosso. Lacrime di cenere in un vortice di polvere, bagnanti in fuga increduli e smarriti. Rivabella è culla ancestrale di ricordi. Che siano protette e benedette quelle chiome. Verranno piantati altri alberi perché il Sud non vuole altro cemento“.

La poesia risuona come un urlo che travalica i confini geografici. Perché il cuore spezzato di Rivabella è anche quello dei tanti salentini lontani, costretti a vivere al Nord o all’estero per lavoro, che in quel lembo di costa ritrovano ogni anno le proprie radici, i ricordi d’infanzia, il senso di casa.

​La ferita di chi guarda da lontano e la forza della rete

Sui social, in particolare all’interno della frequentata Community Facebook “Amiamo Rivabella” — da cui provengono le testimonianze più toccanti di queste ore —, l’angoscia ha viaggiato sui telefoni e sulle immagini pubblicate in rete. Chi era lontano ha vissuto la tragedia inerme, a centinaia di chilometri di distanza, sentendosi unito a filo doppio con chi era sul posto.

“Cari amici, Rivabella mia è in fiamme e io devo osservare dal Nord questo scempio,” scrive con amarezza uno dei membri del gruppo. “In tanti da tutte le parti del mondo abbiamo trascorso qui le nostre estati sin da bambini. Ieri molti di noi si sono sentiti telefonicamente, affranti di non poter fare nulla.”

Ma dallo sconforto sta nascendo una spinta propulsiva che chiede risposte immediate e azioni concrete.
​

L’appello alle istituzioni e alle associazioni: piantare il futuro

​Non c’è spazio per la rassegnazione. Ciò che si chiede a gran voce, ora, è di mobilitarsi subito per riallestire la pineta, restituendo a Rivabella la sua identità naturale prima che speculazioni o abbandono prendano il sopravvento.

​Il messaggio rivolto agli amministratori locali, al Sindaco e a tutte le associazioni del territorio è chiaro e parte proprio dall’iniziativa lanciata da Emanuela Rizzo: “Mi era venuta l’idea di organizzare una giornata, com’è accaduto in altre realtà, in cui ognuno pianta un albero. Ma l’amministrazione comunale dovrebbe dare l’autorizzazione. L’appello che facciamo tutti è che Rivabella non resti spoglia, perché il suo cuore era proprio la pineta.”

Di alberi, verde e cura il Sud ha un bisogno vitale, ora più che mai. L’auspicio è che dalle ceneri del 24 luglio nasca una vera e propria mobilitazione cittadina: una risposta d’amore, comunitaria e coraggiosa, per fare sì che le chiome dei pini tornino presto a proteggere il mare di Rivabella.

ph. di copertina tratta dal gruppo Facebook ‘Amiamo Rivabella’

Tags: iniziative-culturaliiniziative-umanitarie
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