I due Rapporti pubblicati nei giorni scorsi dal Ministero della Salute, relativi al monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza – Lea – ovvero le cure garantite ai cittadini e all’efficienza del sistema sanitario italiano hanno restituito alla Puglia, ultima in classifica delle 16 Regioni monitorate, una fotografia desolante. La motivazione è semplice «persistono significative inadempienze, – si legge – come la riorganizzazione dei punti nascita, le cure palliative, la prevenzione e la riorganizzazione della rete dei laboratori».
Che fare allora? Che la sanità sia un tasto dolente è noto a tutti, ma che l’unica prospettiva per risolvere le ‘difficoltà’ e coprire il buco da 110milioni di euro accumulato sia la chiusura degli ospedali, il taglio netto di centinaia e centinaia di posti letto appare ai cittadini inaccettabile. Ben 25 sono i nosocomi che non funzionano a pieno regime a rischio che potrebbero sbarrare le loro porte nella grande operazione di riorganizzazione delle strutture voluta da Michele Emiliano «costi quel che costi, anche a costo di non essere rieletti, anche a costo di insurrezioni locali, anche a costo di litigare con l’intero Consiglio regionale». Insomma, si è disposti a tutto pur di mettere in sicurezza la Sanità pugliese per i prossimi 10 anni.
Un prezzo altissimo che il Presidente è disposto a pagare pur di non accettare l’ipotesi avanzata dal Governo Renzi di tassare ulteriormente i cittadini.
Era inevitabile che la notizia sollevasse un terremoto politico. Il Movimento Cinque Stelle è già sul piede di guerra: i pentastellati, infatti, hanno chiesto a gran voce le dimissioni di Emiliano da assessore alla Sanità. Idem nel centrodestra che giura di preparare barricate pur di impedire la chiusura degli ospedali di paese.
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