Si è conclusa nei giorni scorsi, con una condanna in tribunale, la drammatica vicenda che nel settembre del 2024 ha visto protagonista suo malgrado una donna di Maglie, vittima di una brutale aggressione nel cortile comune della propria abitazione. Il Giudice del Tribunale di Lecce, la Dott.ssa Annalisa de Benedictis, ha infatti riconosciuto colpevole l’autrice delle violenze, una cittadina di origini rumene domiciliata a Maglie, infliggendole la pena di un anno di reclusione (pena sospesa).
Una furia scatenata dall’alcol: la ricostruzione dei fatti
I fatti, risalenti alle ore 21:30 di una sera di settembre di due anni fa, si sono consumati all’interno della corte in cui risiedevano sia la vittima che l’aggressore. L’imputata, in evidente stato di intossicazione da alcol, ha prima iniziato a insultare e minacciare di morte la vicina con frasi agghiaccianti: “Vai via puttana, ti uccido, ti do fuoco”.
Dalle parole si è passati rapidamente ai fatti in una escalation di inaudita violenza: l’aggredente si è scagliata contro la donna, scaraventandola a terra e sbattendole ripetutamente il viso contro il pavimento. Non contenta, ha afferrato il guinzaglio del cane della vittima utilizzandolo prima per colpirla e poi nel tentativo di strangolarla, continuando a sferrarle calci e pugni mentre si trovava inerme al suolo.
I soccorsi e le prove schiaccianti
La vittima era stata trasportata d’urgenza al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Tricase, dove i medici le avevano riscontrato escoriazioni agli arti e una vistosa tumefazione alla piramide nasale, giudicate guaribili in dieci giorni.
A confermare la gravità del fatto sono stati i rilievi dei Carabinieri di Maglie, i quali hanno rinvenuto il guinzaglio ancora sporco di sangue. Agli atti sono finiti anche i drammatici riscontri fotografici che mostravano il volto insanguinato della persona offesa e le macchie ematiche sul pavimento della corte.
Il risarcimento e la condanna
La vittima si è costituita parte civile nel processo, assistita e difesa dall’avvocato Sergio Sperti. Il giudice, oltre a comminare la condanna penale a un anno di reclusione con il beneficio della sospensione della pena, ha disposto il ristoro economico per i gravi danni subiti. L’imputata è stata infatti condannata al pagamento di un risarcimento danni liquidato in via equitativa in 5.000 euro (oltre agli interessi) , nonché al pagamento delle spese processuali e di quelle di costituzione e rappresentanza della parte civile.





