Di A.C.
Sono rimasti in silenzio davanti al giudice gli otto arrestati, finiti in carcere nel corso del recente blitz scattato nel comune di Melissano e nei territori limitrofi del Basso Salento.
Oggi, davanti al GIP Angelo Zizzari, in occasione dell’interrogatorio di garanzia, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere dal carcere di Borgo San Nicola Salvatore Caputo, ritenuto al vertice del sodalizio criminoso e Tommasa Isabella Venosa, moglie di Caputo, anch’ella di Melissano.
Per i figli della coppia, Diego Antonio e Syria, attualmente agli arresti domiciliari, l’interrogatorio è stato fissato per la giornata di lunedì. Secondo l’impostazione accusatoria, la Venosa e i due figli si sarebbero occupati direttamente del confezionamento in dosi e della distribuzione al dettaglio della cocaina.
Il ruolo degli altri indagati e le bocche cucite al riesame
Hanno scelto la linea del silenzio dinanzi al GIP anche Vito Paolo Vacca (di Racale) e Antonio Bello Rizzo (di Alliste) che, in base alle accuse della Procura, gestivano i canali di approvvigionamento della sostanza stupefacente.
“Scena muta” pure per Gabriele Colazzo e Santo Claudio Seclì, entrambi di Alliste, i quali operavano nel ruolo di corrieri della droga. Stessa decisione per Biagio Manni di Melissano: secondo gli inquirenti, assieme al fratello Gianni (destinatario della misura cautelare ma recentemente deceduto in un incidente stradale), si sarebbe rifornito dal clan per garantirsi una percentuale sui guadagni.
Infine, si è avvalso della facoltà di non rispondere anche Gabriele Potenza di Taurisano, anch’egli recluso in carcere. La compagna, Jasmine Rizzo di Melissano, si trova invece ai domiciliari e affronterà l’interrogatorio di garanzia nella giornata di lunedì.
L’operazione della Guardia di Finanza: tremila cessioni e un milione in contanti
L’operazione scaturisce da un’articolata attività investigativa condotta dai militari della Guardia di Finanza di Gallipoli, che mercoledì scorso hanno eseguito 11 ordinanze di custodia cautelare (otto in carcere e tre ai domiciliari) emesse dal GIP su richiesta della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) per i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.
L’indagine, avviata nel 2024, ha permesso di documentare in soli cinque mesi oltre tremila cessioni di droga, per un quantitativo stimato di circa 4 chilogrammi di cocaina.
Dall’inchiesta è emersa la struttura di una vera e propria centrale della droga a conduzione familiare, operativa principalmente tra le mura domestiche. I proventi dell’attività illecita — circa un milione di euro in contanti — venivano conservati suddivisi in mazzette all’interno di un’intercapedine ricavata nella cucina.
La cocaina venisse nascosta nei luoghi più disparati, persino tra i rami di un albero di cachi, oppure “cucinata” seguendo le precise direttive della moglie del presunto boss. Particolare non secondario: lo spaccio di stupefacenti avveniva sistematicamente anche all’interno di un bar di famiglia situato nel paese.
Il quartier generale dell’organizzazione è stato individuato dagli investigatori nella villa della famiglia Caputo, situata in Contrada Madonnella a Melissano, una struttura blindata e protetta da un imponente sistema di videosorveglianza privata.





