Tra la primavera e l’estate del 2026, l’avamposto salentino di Ciheam Bari ha ospitato funzionari, ricercatori e tecnici da quattro continenti. Un’esperienza di cooperazione internazionale che dimostra come le risposte alle grandi sfide globali nascano dall’ascolto e dal dialogo tra territori.
Come può una comunità costruire il proprio futuro senza consumare le risorse naturali, sociali e culturali da cui dipende?
È la domanda fondamentale da cui è partita l’intensa stagione formativa e di cooperazione ospitata tra la primavera e l’estate del 2026 nella sede di Tricase Porto del Ciheam Bari. Un avamposto pugliese diventato, ancora una volta, il crocevia di un dialogo globale che ha messo in relazione diretta il cuore del Mediterraneo con l’Africa, l’America Latina, l’Oceano Indiano e il Sud-Est asiatico.
In questi mesi, funzionari pubblici, esperti, ricercatori e professionisti sono giunti nel Salento portando con sé le criticità e le speranze di coste lontane migliaia di chilometri. Ora tornano a casa con un bagaglio rinforzato: non semplici attestati di frequenza, ma nuove competenze, pratiche maturate sul campo e una rete condivisa di relazioni.
Una “diplomazia per lo sviluppo” senza confini
A Tricase ha preso forma un esercizio concreto di diplomazia territoriale: una modalità di cooperazione che mette in contatto comunità e istituzioni partendo da problemi reali ed esperienze condivise. Come ha sottolineato il direttore di Ciheam Bari, Biagio Di Terlizzi:
«Da questo dialogo può nascere una diplomazia espressa dal territorio, che diventa regionale e internazionale: una diplomazia per lo sviluppo, il dialogo e la coesistenza. L’obiettivo è mettere nelle mani di chi vive sulle coste innovazioni che consentano di vivere con dignità il proprio territorio e la propria comunità».
I problemi ambientali e sociali non conoscono barriere: i pesci del Lago Vittoria (condiviso da Kenya, Uganda e Tanzania) nuotano nello stesso ecosistema ignorando i confini politici. Allo stesso modo, il cambiamento climatico, l’erosione costiera e la sicurezza alimentare richiedono un approccio transnazionale. Come sintetizzato da Roberto, partecipante costaricano: «La geografia potrà anche dividerci, ma stiamo tutti navigando nelle stesse acque».
La validità di questo approccio è stata confermata anche dalla presenza di Manuel Barange, Vicedirettore Generale della FAO e Direttore della Divisione Pesca e Acquacoltura, che durante la cerimonia di chiusura ha ricordato come il vero valore di questi percorsi risieda nel «modo in cui cambia la mentalità di chi vi partecipa e anche di chi vi insegna».
I tre percorsi formativi: risposte locali a sfide globali
L’impostazione metodologica di Ciheam Bari si è articolata attraverso tre percorsi specialistici interconnessi:
1. Gestione dei rischi costieri e resilienza (IORA)
Quando: 12 – 19 Aprile 2026
Ambito: partenariato Italia – Indian Ocean Rim Association (IORA)
Focus: monitoraggio ambientale, raccolta ed elaborazione dati, pianificazione territoriale e implementazione di Nature-based Solutions (NbS) per prevenire erosione e degrado prima che sfocino in emergenze.
2. Piccola pesca e acquacoltura sostenibile (COOPMEC)
Quando: 20 Aprile – 8 Maggio 2026
Ambito: cooperazione tra Mediterraneo, Paesi ASEAN e Timor-Leste
Focus: Tutela del reddito dei pescatori, riduzione degli sprechi, sicurezza alimentare, recupero delle attrezzature da pesca disperse (ghost gear) e integrazione dei piccoli produttori nei mercati.
Risultato chiave: La creazione del Women in Fisheries Focus Group, uno spazio permanente dedicato a valorizzare la presenza femminile lungo la filiera.
3. Sviluppo sostenibile delle comunità costiere (Advanced Specialised Course)
Quando: 4 Maggio – 10 Luglio 2026 (7ª edizione)
Ambito: 18 partecipanti da 13 Paesi
Focus: Un approccio olistico durato dieci settimane, volto a legare la tutela dell’ambiente con il lavoro, la sicurezza alimentare, la governance dei dati e il coinvolgimento attivo dei cittadini.
Il Salento come laboratorio a cielo aperto
Il successo del modello promosso da Ciheam Bari risiede nella co-formazione: l’apprendimento non è rimasto confinato nelle aule, ma si è nutrito del confronto diretto con il territorio pugliese, trasformato per l’occasione in un vero e proprio laboratorio vivo.
A Tricase i partecipanti hanno potuto osservare da vicino come memoria collettiva, cultura marittima e sviluppo economico locale possano integrarsi quotidianamente. Nel laboratorio Food4Health, allestito nell’ex mattatoio della cittadina, l’attenzione si è spostata su come la trasformazione dei prodotti sia in grado di abbattere gli sprechi, creare nuovo valore economico e irrobustire i mercati locali.
La tutela della biodiversità e l’equilibrio tra vincoli di protezione e attività umane sono stati invece approfonditi nella Riserva di Torre Guaceto, dimostrando la necessità di coinvolgere le comunità nelle decisioni ambientali. Allo stesso tempo, il contributo scientifico fornito da CMCC ed ARPA Puglia ha mostrato l’importanza di trasformare i dati sull’ambiente e le previsioni climatiche in decisioni pubbliche concrete e consapevoli.
A completare il percorso è stato il dialogo costante con i veri protagonisti del mare: il confronto diretto con pescatori, cooperative e impianti di acquacoltura attivi tra Castro, Gallipoli, Porto Cesareo e Lecce ha portato dentro i corsi le difficoltà reali di chi lavora lungo le coste salentine, offrendo un parametro di paragone immediato per chi affronta sfide analoghe dall’altra parte del pianeta.
Dalle parole ai fatti: l’impatto sul territorio
Il cambiamento di prospettiva si traduce subito in azioni concrete. Ahmed, partecipante egiziano, ha sintetizzato l’esperienza spiegando che il corso «ci ha consegnato un modo di pensare» capace di unire pesca, turismo, cultura e ambiente in un unico sistema.
Un esempio chiaro di questo impatto è il lavoro di Alice Hamisi, Senior Fisheries Officer del Kenya Fisheries Service. Di ritorno a Kisumu — territorio rappresentato a Tricase anche dal Vicegovernatore Mathew Ochieng Owili — la funzionaria metterà in atto una tabella di marcia per la comunità di Ogal Beach: un progetto integrato che unisce pesca sostenibile, ecoturismo, valorizzazione del patrimonio culturale Luo e autonomia economica per donne e giovani.
Cosa resta e cosa parte
Lontano dalle aule temporanee di Tricase Porto, la diplomazia territoriale continua ora nei luoghi in cui queste competenze verranno applicate: nelle amministrazioni locali, nei centri di ricerca e nelle comunità costiere di quattro continenti.
Ciò che torna nel mondo da Tricase è la consapevolezza che le soluzioni esistono e si moltiplicano quando ci si ascolta. Ciò che resta al Salento è la conferma di essere un nodo centrale di una rete internazionale, capace di offrire buone pratiche e, al tempo stesso, di arricchirsi grazie al confronto con il resto del pianeta.
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