Di A.C.
Si è conclusa con il rinvio a giudizio l’udienza preliminare a carico di un 43enne originario del Napoletano, accusato di essersi spacciato per ginecologo per mettere in atto molestie sessuali online ai danni di 18 donne, di cui 16 residenti nel Salento.
La decisione è stata assunta dal gup del Tribunale di Lecce, Luca Scuzzarella. Nel corso dell’udienza, il giudice ha rigettato la richiesta di rito abbreviato condizionato all’espletamento di una perizia psichiatrica avanzata dalla difesa dell’imputato, rappresentato dall’avvocato Claudia Strafella. L’uomo, attualmente detenuto in carcere per reati della stessa indole, affronterà quindi il dibattimento in dibattimento.
Le accuse e il sistema delle molestie via webcam
Le imputazioni contestate al 43enne, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Luigi Mastroniani, sono particolarmente gravi: tentata violenza sessuale, usurpazione di funzioni pubbliche e trattamento illecito dei dati personali.
I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra luglio e ottobre del 2021. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’imputato avrebbe hackerato i server di strutture sanitarie e parasanitarie, riuscendo a impossessarsi della cartella clinica e dei dati personali di numerose donne.
Una volta ottenute le informazioni riservate, contattava telefonicamente le vittime presentandosi di volta in volta come direttore sanitario, medico o primario. Sfruttando la credulità e il timore delle pazienti per la propria salute, le persuadeva a collegarsi via webcam per presunte visite a distanza, costringendole a mostrarsi nude, a sottoporsi a domande a sfondo sessuale e a compiere atti di autoerotismo. Tra le persone coinvolte figura anche una donna affetta da patologia oncologica, contattata con il pretesto di dover svolgere urgenti accertamenti clinici.
Le denunce e la costituzione di parte civile
L’indagine è scattata a seguito della denuncia presentata da una studentessa leccese, la cui iniziativa ha spinto altre vittime a rompere il silenzio. Le donne coinvolte risiedono in prevalenza in vari comuni salentini (tra cui Surbo, Taviano e Casarano), oltre che in Campania e Piemonte.
In sede di udienza preliminare, diverse vittime si sono costituite parte civile per chiedere il risarcimento dei danni patiti, assistite dagli avvocati Diego Antonio Minafro, Ludovica Massa, Angelo Benedetto, Simone Viva, Giacinto Mastroleo, Mario Toma, Renzo Ombretta e Libio Spadaro. La parola passa ora ai giudici del dibattimento per l’inizio del processo.





