Di A.C.
Si è concluso con una condanna a 5 anni e 6 mesi di reclusione il processo di primo grado a carico di un 29enne residente nel Sud Salento, finito a giudizio con l’accusa di aver tentato di uccidere a colpi d’ascia il nuovo compagno della sua ex fidanzata.
La sentenza è stata pronunciata dai giudici della prima sezione collegiale del Tribunale di Lecce (presidente Annalisa De Benedictis) al termine del dibattimento svolto con rito ordinario. Il pubblico ministero, a conclusione della requisitoria, aveva sollecitato una pena più aspra pari a 8 anni di carcere.
Tentato omicidio e assoluzione dallo stalking
I giudici del collegio hanno ritenuto l’imputato responsabile del reato di tentato omicidio, disponendo contestualmente l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. È arrivata invece un’assoluzione con formula piena (“perché il fatto non sussiste”) per l’ipotesi di reato di stalking.
Inoltre, il Tribunale ha disposto la trasmissione degli atti in Procura affinché venga valutata la sussistenza del reato di falsa testimonianza nei confronti di tre testimoni ascoltati nel corso del dibattimento. Le motivazioni della decisione saranno depositate entro i prossimi 90 giorni.
La ricostruzione dell’aggressione
I fatti al centro del processo risalgono al 30 settembre dello scorso anno e si sono consumati a Lecce. Secondo l’impostazione accusatoria, il giovane, non rassegnandosi alla fine di una relazione durata cinque anni, avrebbe iniziato a perseguitare la ex con continui pretesti, arrivando in un’occasione ad aggredirla fisicamente per intimarle di interrompere la nuova frequentazione.
L’escalation violenta si sarebbe poi diretta contro il nuovo compagno della donna: l’imputato avrebbe prima tentato di investirlo con l’automobile, per poi percuoterlo e colpirlo alla testa con un’ascia metallica. Nonostante il primo fendente inferto, l’aggressione sarebbe proseguita fino all’intervento decisivo dei familiari della vittima. In quel frangente, l’aggressore avrebbe pronunciato parole emblematiche: “L’avrei ucciso, non m’importa di andarmene in carcere”.
L’iter giudiziario e il ricorso in Appello
In seguito all’aggressione, il 29enne era stato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, disposta dal gip Tea Verderosa su richiesta del pm Maria Grazia Anastasia, per poi ritornare successivamente in stato di libertà.
Durante l’interrogatorio di garanzia, l’imputato ha risposto alle domande del giudice fornendo la propria ricostruzione degli eventi. Assistito dall’avvocato Rita Ciccarese, il 29enne potrà ora proporre ricorso in Appello per impugnare la sentenza di condanna di primo grado.





