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Omicidio dell’ambulante marocchino: Marco Barba chiede l’abbreviato, la figlia Rosalba il patteggiamento

by Angelo Centonze
11 Novembre 2017 14:31
in Cronaca
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Marco Barba e la figlia Rosalba chiedono “riti alternativi” nel processo sull’omicidio di Khalid Lagraidi, avvenuto il 23 giugno scorso. Nella mattinata di oggi era fissata l’udienza preliminare nell’Aula Bunker di Borgo Nicola, innanzi al gup Carlo Cazzella. Il giudice ha rinviato tutto al 19 gennaio, per alcuni problemi tecnici legati alle notifiche. In quella sede, si pronuncerà su alcune richieste dei difensori degli imputati e delle parti offese.

Le richieste

L’avvocato Fabrizio Mauro, legale di Marco Barba, chiederà che il proprio assistito venga giudicato con il rito abbreviato “condizionato” ad una perizia psichiatrica sull’incapacità di intendere e di volere. Il legale Amilcare Tana, invece, avanzerà richiesta di patteggiamento ad 1 anno e 6 mesi per Rosalba Barba. La pena è stata già “concordata” con il pubblico ministero Alessio Coccioli, ma dovrà essere accolta dal gup. I familiari dell’ambulante marocchino, nella prossima udienza, si costituiranno parte civile. Sono assistiti, tra gli altri, dall’avvocato Luigi Pedone.

L’incidente probatorio

Ricordiamo che nel settembre scorso, Marco Barba, 43enne di Gallipoli detto U’ Tannatu ha chiesto e ottenuto di essere interrogato dopo la chiusura delle indagini preliminari. L’ex pentito è accusato di aver ammazzato a sangue freddo Khalid Lagraidi, l’ambulante marocchino ritrovato in un contenitore metallico, in contrada ‘Madonna del Carmine’, alla periferia di Gallipoli. L’accusa mossa a Marco Barba è di omicidio volontario, aggravato dai motivi abietti e futili e dalla premeditazione ed occultamento di cadavere. “U Tannatu” ha voluto parlare, ma non ha cambiato di una virgola la sua versione, già esposta nel corso dell’incidente probatorio. Ha ucciso l’uomo per gelosia e in preda ad un attacco di ira dopo averlo sorpreso in atteggiamenti ‘intimi’ con la figlia Rosalba, la stessa che ha deciso di vuotare il sacco, facendo ritrovare il corpo senza vita dello straniero, nonostante i tentativi di farlo sparire per sempre con oltre cento bottiglie di acido muriatico, versate sul corpo senza vita.

Avviso di conclusione indagini

Nell’avviso di conclusione delle indagini emesso dal pubblico ministero Alessio Coccioli, compare anche il nome della figlia Rosalba Barba, 23enne gallipolina, che risponde dell’accusa di occultamento di cadavere in concorso con il padre.

«È stato mio padre a uccidere Khalid» ha raccontato Rosalba Barba, a fine gennaio, ai carabinieri della compagnia di Gallipoli guidati dal capitano Francesco Battaglia. La figlia quando ha scoperto che sarebbe diventata presto mamma ha deciso rompere il legame con quel genitore dal passato ‘pesante’ e di raccontare tutto. Non solo, ha personalmente accompagnato i militari in quella pineta che, per mesi, aveva custodito il corpo senza vita del 41enne Khalid Lagraidi.

La donna ha ricostruito gli ultimi istanti di vita dello straniero: da quando è caduto nella ‘trappola’ messa a punto per convincerlo ad andare con loro da Lecce a Gallipoli, a quando il padre – a cose fatte – l’ha costretta a nascondere il cadavere nel bidone per carburanti, di colore verde, diventato una bara improvvisata. Ha fatto male i conti, Marco Barba. Pensava che cento bottiglie di acido muriatico versate sul corpo senza vita del giovane marocchino sarebbero bastate a farlo sparire per sempre, ma il terriccio e il cemento versato nel fusto per ‘chiudere’ tutto hanno in qualche modo ‘conservato’ e protetto la salma.

Non è stata soltanto la figlia ad incastrare Tannatu, il «dannato» aveva descritto con minuzia di particolari il brutale assassino nelle conversazioni in carcere con la moglie e con la mamma in cui si è “tradito” rilevando particolari che nessuno poteva sapere, se non chi lo aveva commesso con le sue mani. Ha provato a convincere i familiari a ‘difenderlo’, ha tentato anche di far cambiare versione a Rosalba prima dell’incidente probatorio suggerendole, anzi minacciandola di coinvolgere una terza persona nell’omicidio, il suo fidanzato, estraneo completamente alla vicenda.

Tags: omicidi
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