Arriva davanti alla Corte di Cassazione, dopo il no in Appello ad un nuovo processo e la conferma della condanna all’ergastolo, il ricorso della difesa di Giovanni Camassa, l’agricoltore 58enne di Melendugno accusato dell’omicidio di Angela Petrachi, la giovane mamma scomparsa il 26 ottobre del 2002. La donna fu trovata morta, l’8 novembre, in un boschetto di Borgagne. Era stata seviziata e uccisa. L’imputato risponde di omicidio volontario, violenza sessuale e vilipendio di cadavere.
La decisione della Corte d’Appello di Catanzaro, maturata al termine del processo bis, con cui veniva rigettata l’istanza di revisione della sentenza, verrà discussa davanti alla Corte di Cassazione nell’udienza fissata per il prossimo 20 novembre. L’imputato ha presentato ricorso attraverso il suo legale, l’avvocato Ladislao Massari. I due figli della vittima, assistiti dall’avvocato Silvio Verri, sono parti civili nel processo.
La condanna all’ergastolo venne inflitta in via definitiva nel 2014. Camassa era stato assolto in primo grado “per non aver commesso il fatto”, ma condannato in secondo grado dalla Corte d’Assise d’Appello di Lecce nel 2012.
Nel dicembre del 2024, la Corte d’appello di Catanzaro aveva accolto l’istanza di revisione del processo, presentata dai legali di Camassa. I giudici avevano disposto un approfondimento dibattimentale incentrato su una nuova consulenza sul DNA. Le tecniche più moderne per le analisi genetiche sugli indumenti della vittima permisero di isolare il DNA di un altro uomo, inizialmente indagato nell’inchiesta.
Ricordiamo che già nel corso delle indagini eseguite all’epoca dei fatti, sul cadavere e sugli slip non venne trovato il DNA di Camassa. Contro di lui vi erano i dati delle celle telefoniche: in base a quanto emerso dalle indagini, il 26 ottobre, giorno della scomparsa di Angela, la cella telefonica di Camassa avrebbe agganciato la zona dove venne ritrovato il cadavere.
Va sottolineato che Camassa si è sempre dichiarato innocente.





