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World Pasta Day, salviamo le penne lisce: non saranno mica loro il problema del Paese?

È il World Pasta Day e c'è una missione da compiere: salvare le penne lisce. Snobbate da tutti, hanno una sola colpa: non avere le righe. Eppure sono pasta anche loro.

by Redazione
25 Ottobre 2026 11:49
in Cronaca
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Il 25 ottobre si celebra il World Pasta Day, la giornata internazionale dedicata a uno dei più grandi amori degli italiani. Spaghetti, fusilli, rigatoni, paccheri: tutti pronti a sfilare sul red carpet della gastronomia. Tutti, naturalmente, tranne loro: le penne lisce. Quelle che restano sempre sullo scaffale. La scena è familiare, in tutti i supermercati. Nel reparto dedicato, la scelta ricade sempre sul pacco di penne rigate che rassicurano, comunicano affidabilità e una certa solidità nei rapporti con il pomodoro. Le lisce? Qualcuno le osserva con sospetto, come se nascondessero qualcosa. Altri le scansano, senza nemmeno concedere loro il beneficio del dubbio.

Eppure sono pasta. Hanno il grano, hanno la dignità, hanno un regolare certificato di appartenenza alla famiglia dei carboidrati. Non hanno le righe e per questo non possono trattenere il sugo. Tanto basta per ignorare un formato che non ha mai fatto male a nessuno, a parte forse qualche palato particolarmente esigente.

E allora, visto che oggi è il World Pasta Day, possiamo almeno parlarne? Senza fare drammi, senza convocare una commissione d’inchiesta. Soltanto per capire come siamo arrivati al punto in cui una pasta viene giudicata in base alle righe.

E pensare che sono arrivate prima loro

C’è un dettaglio che rende questa vicenda ancora più paradossale, una piccola curiosità storica: le penne, all’origine, erano lisce. Nel 1865 il genovese Giovanni Battista Capurro brevettò un sistema per tagliare la pasta obliquamente, dando vita al formato che conosciamo. Le righe sarebbero diventate in seguito una caratteristica amatissima, soprattutto per la loro capacità di raccogliere il condimento. In altre parole, le lisce non sono una versione venuta male delle rigate. Sono le antenate. Le originali.

Le rigate si prendono i complimenti, le ricette sui social, le fotografie con il basilico messo strategicamente in diagonale. Le lisce, al massimo, finiscono nel carrello di chi ha sbagliato corsia.

Il processo alle penne lisce: l’accusa è sempre la stessa

«Il sugo non si attacca». È questa la principale imputazione a loro carico: il condimento non si attacca. Scivola via. Abbandona la pasta al suo destino. Un’accusa ripetuta talmente tante volte da essere diventata una verità indiscutibile, almeno nelle chat di famiglia e nei commenti sotto le ricette.

Ma la faccenda è più interessante di così. La capacità di accogliere il condimento dipende anche dalla lavorazione della pasta, dalla porosità della superficie e dal tipo di salsa. Una pasta liscia artigianale, ben fatta, può dare grandi soddisfazioni. E non è un caso che diversi professionisti della cucina ne abbiano difeso le qualità, contestando l’idea che le righe siano sempre sinonimo di superiorità.

Certo, se il sugo è acquoso e la pasta è scotta, non saranno tre righe in più a salvare la situazione. In quel caso siamo davanti a un problema ben più serio, che richiede probabilmente l’intervento di un adulto.

La verità è che le penne lisce non chiedono privilegi. Chiedono soltanto di essere giudicate per quello che sono, non per quello che manca loro.

Una questione di principio. E di pranzo.

In Italia discutiamo di tutto. Del calcio, del caffè dopo pranzo, della carbonara con o senza guanciale, della pizza alta o bassa. Siamo capaci di trasformare una cena tra amici in un tribunale gastronomico con tanto di testimoni, prove e sentenze definitive. La pasta liscia contro quella rigata è semplicemente un altro capitolo di questa gloriosa tradizione nazionale.

Ma oggi, almeno per un giorno, potremmo abbassare le armi. Nessuno vuole obbligare gli amanti delle rigate a cambiare fede. Nessuno propone di eliminare le scanalature dai pacchi di pasta, né di convocare una commissione parlamentare per stabilire il formato migliore. Si chiede soltanto un gesto: comprare un pacco di penne lisce e concedergli una possibilità.

Magari con un bel sugo di pomodoro, una salsa cremosa o una preparazione al forno. Senza pregiudizi, senza aspettative impossibili, senza fotografare il piatto soltanto se viene bene.

E se poi non vi piacciono, pazienza. Non tutte le storie d’amore sono destinate a funzionare. Ma almeno avrete dato loro un appuntamento.

L’appello per il World Pasta Day: una penna liscia alla volta

Oggi celebriamo la pasta in tutte le sue forme. Quella che ci salva quando il frigorifero è desolatamente vuoto, quella che mette d’accordo le famiglie, quella che ci fa sentire a casa anche a migliaia di chilometri dall’Italia.

Celebriamo i formati celebri, quelli regionali, quelli che conosciamo da sempre e quelli che scopriamo per caso. E ricordiamoci anche di chi, tra una confezione di rigatoni e una di mezze penne rigate, continua a restare in disparte.

Le penne lisce non pretendono una statua in piazza, una giornata nazionale tutta loro. Si accontenterebbero di molto meno: finire nel carrello ogni tanto, essere invitate a pranzo e non sentirsi chiedere, con aria di commiserazione, se in casa fossero finite quelle rigate.

Perché il World Pasta Day dovrebbe essere una festa per tutti. Dunque, oggi facciamo una cosa rivoluzionaria: salviamo le penne lisce. Non per pietà, ma per giustizia gastronomica. E perché, diciamolo, in un mondo già abbastanza complicato, almeno la pasta dovrebbe poter essere liscia senza dover giustificare la propria esistenza.

Poi, naturalmente, ognuno è libero di condirla come vuole.

Purché non la cuocia fino a farla diventare colla. Quello no. Nemmeno per il World Pasta Day.

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