Leccenews24
  • POLITICA
  • CRONACA
  • ATTUALITÀ
  • TURISMO
  • SPORT
  • CULTURA & SPETTACOLI
  • LOCALITÀ
No Result
View All Result
  • POLITICA
  • CRONACA
  • ATTUALITÀ
  • TURISMO
  • SPORT
  • CULTURA & SPETTACOLI
  • LOCALITÀ
No Result
View All Result
Leccenews24
No Result
View All Result

Il castello di Otranto e la leggenda del fantasma del cavaliere senza testa

Ogni Castello ha il suo fantasma, a Otranto ha il nome di Giulio Antonio Acquaviva che si aggira nelle notti in sella al suo cavallo.

by Redazione
25 Ottobre 2026 9:51
in Viaggi & Itinerari
0
Otranto

Il castello Aragonese di Otranto non è solo un capolavoro di architettura militare da visitare almeno una volta durante una vacanza in Salento. È un luogo in cui la storia si intreccia con la leggenda, la memoria della guerra incontra il fascino del mistero e persino la pietra sembra custodire storie d’amore capaci di sfidare i secoli. La fortezza affacciata sul mare, che guarda a Oriente, ha tante storie da raccontare, più o meno conosciute.

Le mura possenti dell’imponente struttura, che ha ispirato il primo romanzo gotico della storia – il bestseller di Horace Walpole – raccontano di assedi sanguinosi, battaglie, antiche leggende e storie d’amore capaci di attraversare i secoli, dell’invasione dei turchi del 1480. Anche il maniero, costruito per difendere la città dai nemici, pagò caro il prezzo del passaggio dell’esercito guidato da Gedik Ahmed Pascià che causò morte e distruzione. Le pietre accarezzate dalle luci della prima alba parlano anche di rinascita, con Federico II di Svevia e Alfonso D’Aragona, il duca di Calabria che lo ricostruirono trasformandolo in un gioiello.  

È questo il volto più sorprendente del Castello Aragonese di Otranto: quello di una fortezza che non custodisce soltanto la storia di un territorio, ma anche le paure, i dolori e i sentimenti di chi lo ha abitato. Il maestoso scrigno di arte e cultura che oggi protegge il centro storico, dove si affacciano balconi fioriti, botteghe e ristorantini che sbucano all’improvviso, sussurra anche leggende. Perché dietro le feritoie, nei sotterranei e lungo i bastioni, la storia ufficiale lascia spazio alle voci popolari, ai racconti tramandati e ai fantasmi che sembrano non aver mai abbandonato la fortezza.

Ogni Castello, del resto, ha il suo fantasma. A Otranto ha il nome di Giulio Antonio Acquaviva, conte di Conversano. Abile spadaccino aveva fatto strage di saraceni ma, alla fine, era stato ammazzato e decapitato da un colpo di scimitarra. Da quel giorno, si mormora, il cavaliere senza testa si aggira nelle notti di agosto nei sotterranei, fino al bastione a forma di lancia, come se cercasse ancora una battaglia mai conclusa.

Il fantasma di Giulio Antonio Acquaviva, conte di Conversano

Secondo la tradizione dal bastione Punta di Diamante, che regala la vista più bella su tutta Otranto, venivano lanciati in mare tutti i prigionieri che tentavano la fuga. È li che torna Giulio Antonio Acquaviva, conte di Conversano, che non restò a guardare l’assalto dei turchi diretti a Brindisi e sbarcati a Otranto solo per caso, perché quel giorno soffiava un vento forte. Il condottiero, nonostante l’età avanzata, si mise a capo di un piccolo esercito e affrontò i saraceni, battendosi valorosamente. Ferito e decapitato restò in sella al cavallo (secondo alcuni per miracolo, secondo altri per via delle barde che si portavano in quei tempi) fino a quando il suo fido destriero non lo condusse al Castello di Sternatia. Mentre al corpo fu data degna sepoltura, la testa del Conte fu inviata a Bisanzio come dono al sultano. Ora riposa accanto alla moglie, Caterina Orsini del Balzo.

Otranto
Otranto
Otranto

La storia d’amore impressa nella pietra

Se i sotterranei del Castello Aragonese di Otranto evocano battaglie, prigionieri e apparizioni notturne, c’è una cappella in cui il tempo sembra rallentare, lasciando spazio a una storia molto diversa: quella di un amore spezzato dalla morte, ma affidato alla pietra per non essere dimenticato. Nella cappella, un tempo intitolata a Sant’Antonio da Padova come suggerisce il cartiglio in spagnolo «por su devoción» riferito al santo portoghese, è impresso nella pietra il pianto del cappellano dell’epoca che dedicò una tenerissima epigrafe alla moglie Donna Teresa De Azevedo, morta il 23 febbraio del 1707. Una lettera che racconta una storia d’amore in grado di resistere al tempo e al dolore. Chi fosse la nobildonna, scomparsa in giovane età, lasciando il consorte in preda alla disperazione, lo recita un epitaffio.

“Qui giace un esempio di pudicizia e un modello di onestà, dall’aspetto di una dea (oh, quale dolore!), donna Teresia de Azvedo. Discendente di una nobilissima famiglia spagnola, venne improvvisamente rapita dalla morte il settimo giorno delle calende di marzo 1707. Il suo dilettissimo marito, don Alfonso de la Serna e Molina (proprietario regio e prefetto del Castello), pose qui questa lapide sepolcrale. Egli spera che al momento della sua morte seguirà la sua degnissima moglie, come in terra così in cielo”.

Sulla parete si può ammirare l’affresco di un aristocratico, forse il malinconico Don Francesco che avrebbe fatto imprimere lì la sua effigie per vegliare in eterno la sua diletta sposa e la cappella sottostante, dove ancora il loro amore continua a vibrare.

In questo luogo fuori dal tempo si possono intravedere, in alto, le tracce dell’antica grata murata, da cui i nobili potevano assistere alle funzioni religiose senza mischiarsi ai soldati. Anche questo dettaglio architettonico racconta una società divisa da ruoli e gerarchie, ma capace di lasciare, tra le mura di una fortezza militare, una testimonianza sorprendentemente intima e universale.

È forse questo il segreto più bello del Castello Aragonese di Otranto: dietro la potenza delle sue mura e il ricordo delle battaglie, sopravvivono storie di uomini e donne, di paura e coraggio, di assenze e promesse. E mentre il mare continua a lambire la costa, la fortezza resta lì, custode silenziosa di memorie che il tempo non è riuscito a cancellare.

Otranto
Otranto
Otranto

Ph. Fabrizio Martella, caprarica.eu

Tags: itinerari
Previous Post

Torna l’ora “solare”: dormiremo di più, ma farà buio prima

Next Post

Incendio di un’auto a Gallipoli nella notte, a fuoco una Citroën C3

Ultime Notizie

Cronaca

Bomba contro l’abitazione di un Consigliere comunale di Racale, perquisizioni e sequestri dei Carabinieri. Indagati in due

by Redazione

Svolta nelle indagini dei Carabinieri della Compagnia di Casarano sull'ordigno incendiario lanciato contro la casa di Daniele Renna: sequestrati indumenti...

Toma Maglie-Vigor Trani, trasferta vietata ai tifosi ospiti

default

Droni per la logistica sanitaria, a Gallipoli la prima sperimentazione di Air4HEALTH

incidente-lavoro

Giovane operaio morì nel cantiere di una sala ricevimenti, una condanna e due assoluzioni

DIGEAT, a Lecce 4 giorni di studio e confronto sul futuro

Le ‘Aquile di San Giorgio’ regalano una lavagna touch 4k ai bambini della scuola all’ospedale

LECCENEWS24.it
Direttore responsabile: Marianna Merola
Korema Editore – P. IVA 04465860759
Registrazione al Tribunale di Lecce N. 1059 del 28/04/2010
E-mail: [email protected]
Tel. 328.7918277

IMPOSTAZIONI PRIVACY

Copyright © 2026

No Result
View All Result
  • POLITICA
  • CRONACA
  • ATTUALITÀ
  • TURISMO
  • SPORT
  • CULTURA & SPETTACOLI
  • LOCALITÀ

Copyright © 2026