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Irregolarità nel progetto di consolidamento della scogliera del ‘Ciolo’? Una condanna e tre assoluzioni

by Redazione
31 Gennaio 2020 12:37
in Cronaca
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Si conclude con una condanna e tre assoluzioni, il processo sulle presunte irregolarità del progetto di consolidamento della scogliera del “Ciolo” di Santa Maria di Leuca. Il giudice monocratico Valeria Fedele ha inflitto 6 mesi di arresto (pena sospesa) nei confronti dell’ingegnere Daniele Polimeno, 63enne di Spongano. L’imputato è stato anche condannato al risarcimento del danno di 20 mila euro verso le parti civili, Legambiente-Circolo Capo di Leuca e Italia Nostra.

Assoluzione in favore di: Daniele Accoto, 48enne di San Cassiano, responsabile del settore pianificazione del Comune di Gagliano del Capo; Ippazio Fersini, 65enne di Gagliano del Capo, facente parte di un’associazione temporanea di professionisti incaricata di redigere il piano dei servizi tecnici di progettazione e direzione dei lavori ed Emanuela Torsello, 56 anni di Alessano, collega di Fersini.

Nella scorsa udienza, si è tenuta la requisitoria del procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone che ha chiesto la condanna di Accoto, Polimeno e Fersini e l’assoluzione della Torsello.

Gli imputati rispondevano a vario titolo ed in diversa misura, dei reati di distruzione o deturpamento di bellezze naturali, abusivismo edilizio.

Sono assistiti dagli avvocati Riccardo Giannuzzi, Alessandro Distante, Francesco Nutricati, Stefano De Francesco, Francesco Maggiore, Luca Vergine. Il collegio difensivo ha sostenuto, nel corso della discussione in aula, che le reti metalliche non sono state mai applicate e non c’è mai stato un inizio dei lavori. Inoltre, la trafila seguita per proteggere il costone roccioso sarebbe stata regolare dal punto di vista amministrativo.

Occorre ricordare che le posizioni di Vincenzo Moretti, 58 anni di Bari e Caterina Di Bitonto, 45enne di Barletta, funzionario e dirigente dell’ufficio programmazione delle politiche energetiche Via/Vas della Regione, sono state da tempo stralciate per difetto di competenza territoriale. Vincenzo Moretti e Caterina Di Bitonto sono entrambi assistiti dall’avvocato Alessandro Dellorusso.

L’inchiesta

Il 3 febbraio del 2015, la Procura aveva disposto il sequestro probatorio. Dunque, gli uomini del Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (Nipaf) avevano apposto i sigilli al cantiere di monitoraggio, pulizia della roccia e studio della falesia del Ciolo, avviato alle fine del 2014.

L’indagine partì da un esposto di Legambiente (parte civile nel processo con l’avvocato Anna Grazia Maraschio), corredato da fotografie raffiguranti i grossi fori praticati nella roccia dagli operai, per l’applicazione delle reti previste nel progetto. Esso prevedeva l’utilizzo di oltre duemila tondini di acciaio, circa 5 km di perforazioni e la demolizione di oltre 600 metri di scogliera. Per tale mastodontica opera era stata stanziata la somma di circa 1 milione di euro.

Tags: deturpamento-di-bellezze-naturali
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