Meticolose attività d’indagine, condotte tempestivamente dai Carabinieri della Stazione di Matino, hanno permesso di fare piena luce su una serie di odiose truffe perpetrate ai danni di persone anziane nel basso Salento.
L’efficace attività investigativa ha consentito di raccogliere prove solide, grazie alle quali l’Autorità Giudiziaria ha emesso un provvedimento di custodia cautelare in carcere a carico di una donna di 39 anni, residente in provincia di Napoli e già nota alle forze dell’ordine.
Il modus operandi: le tecniche del “finto Carabiniere” e del “finto nipote”
Il quadro accusatorio, costruito grazie al certosino lavoro dei militari e supportato dall’analisi dei sistemi di videosorveglianza nelle aree interessate, ha permesso di ricostruire nel dettaglio le dinamiche di due distinti episodi criminali, avvenuti la mattina del 3 aprile scorso. Entrambi i colpi sono stati caratterizzati dallo stesso modus operandi, mirato a colpire le fasce più vulnerabili della popolazione.
- Il primo caso a Casarano: Una pensionata del posto (classe 1942) ha ricevuto la telefonata di un uomo che si è presentato come un appartenente all’Arma dei Carabinieri. Il malvivente ha riferito all’anziana che il figlio Davide era stato trattenuto in caserma per ragioni di giustizia. Per evitare gravi conseguenze economiche e giudiziarie, la vittima è stata convinta a consegnare immediatamente 6.000 euro. Non disponendo della cifra in contanti, la donna è stata indotta a cedere vari monili in oro e argento a una complice, presentatasi alla sua porta poco dopo.
- Il secondo episodio a Matino: Nella stessa mattinata, una donna del 1938 è stata aggirata con la tecnica del “finto nipote”. Un sedicente nipote di nome “Nicolass” l’ha contattata al telefono simulando una grave emergenza che coinvolgeva il padre. Per risolvere la situazione, la vittima è stata convinta a consegnare a una donna (giunta subito dopo presso l’abitazione) 500 euro in contanti, una carta di credito e diversi monili in oro, per un valore stimato di circa 8.000 euro.
L’arresto e il trasferimento in carcere
Sulla base degli inconfutabili elementi di colpevolezza raccolti dai Carabinieri di Matino, il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) presso il Tribunale di Lecce ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Nel frattempo, la 39enne si era allontanata dalla provincia di Lecce per rifugiarsi nel Nord Italia. È stata tuttavia localizzata e rintracciata dal personale della Questura di Biella, che ha dato esecuzione al provvedimento cautelare. Al termine delle formalità di rito, l’arrestata è stata condotta presso la Casa Circondariale di Vercelli.
Naturalmente, i procedimenti penali si trovano ancora nella fase delle indagini preliminari. L’eventuale colpevolezza dell’indagata in ordine ai fatti contestati dovrà essere accertata e confermata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.






