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«Le teste di Mod謻. Tutto salentino il videoclip del nuovo singolo di Caparezza

by Redazione
31 Luglio 2014 22:08
in Moda, Musica e...
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Una leggenda, di quelle che si tramandano di generazione in generazione senza un perché, è diventata improvvisamente qualcosa in più nel 1984. Da sempre, infatti, circolava la voce secondo cui, in una notte di novembre del 1909, Amedeo Modigliani, avrebbe gettato le sue sculture, in un impeto di rabbia e sconfortato dal giudizio dei suoi concittadini, nelle acque del Fosso Reale. Un vecchio marinaio lo avrebbe visto trascinare una vecchia cariola. Di più, avrebbe persino udito i tonfi delle pesanti opere gettate nel canale. È bastato poco a condire il racconto di mistero. Un racconto rispolverato proprio in occasione del centenario della nascita dell’artista livornese morto a Parigi. La storia, infatti, iniziò quando una conservatrice di un museo locale convinse il Comune a dragare i Fossi medicei che attraversano il centro alla ricerca delle fantomatiche opere di Modì. Tre ragazzi di Livorno (Pietro Luridiana, Michele Ghelarducci e Pierfrancesco Ferrucci) , viste le ricerche infruttuose, pensarono di realizzare, con un banale trapano, una bozza di scultura imitando i famosi tratti del Maestro e di gettarla nel fosso, non immaginando che i maggiori critici d'arte, al ritrovamento, avrebbero pensato che si trattasse di un capolavoro, un Modigliani originale. Una beffa che durò ben 40 giorno, fino a quando, a settembre, i tre decisero di raccontare la verità: «Una delle teste è opera nostra» confessò il terzetto con tanto di foto di gruppo prima del lancio in acqua. Si tratta della cosiddetta «Modì 2», lavorata in pietra serena. La battuta però funziona ancora: «Continuavano a non trovare niente, così abbiamo deciso di fargli trovare qualcosa». Le altre due teste ritrovate erano invece opera del ventinovenne Angelo Froglia. Livorno in quella calda estate finì sotto i riflettori del mondo intero: il ritrovamento di quelle che si credevano essere le opere di uno degli artisti più apprezzati a livello mondiale era un evento straordinario. Ma all’epoca in pochi avevano voglia di ridere. Il piano, d'altronde, fece arrossire e imbarazzare molti critici d'arte, tutti convinti che le tre teste fossero autentiche. 

Proprio in occasione dell’anniversario di quella che passò come la «burla del secolo» è uscito il nuovo videoclip di Caparezza “Teste di Modì”, tratto dal suo ultimo album “Museica”. A pensare e dirigere il video è stato Fernando Luceri, già autore di un precedente videoclip di Caparezza, l'apprezzatissimo “La ghigliottina” premiato al PIVI 2012.

La produzione è stata affidata alla società salentina Zero Project, con sede a Martano, e tutta martanese è stata la troupe.

Nel video, girato a Livorno, Caparezza e i tre ragazzi, ormai uomini maturi, manovrano una macchina folle, realizzata dal poliedrico artista martanese Gianfranco Protopapa, che scolpisce una pietra con risultati inaspettati. Tutto ciò mentre in TV passano le immagini di repertorio del ritrovamento. Nell' idea del regista, la macchina rappresenta la mente di Caparezza al lavoro mentre compone il brano. I meccanismi tirano fuori le parole, le dividono, le spezzano per ricomporle in parole nuove; le frasi si arrotolano e si trasformano mentre il ritmo incalzante della canzone è scandito dai trapani e dai martelli che scolpiscono. La fotografia è stata curata da Diego Silvestri , l'organizzazione da Salvatore Caracuta, e aiuto regia è stata Maria Renna.
Certamente questo rappresenta un altro fiore all'occhiello della compagnia di Zero Project, dieci anni di attività nel settore audiovisivo, in particolare nella produzione di videoclip (Roy Paci, Negrita, Mino De Santis, Crifiu e moltissimi altri). In particolare, quest'anno ha già prodotto il videoclip “Un bacio? (Troppo poco)” di Mondo Marcio per la Universal Music e “Fomenta” di Antonio Castrignanò per la regia di Emanuele Crialese, oltre a numerose altre produzioni.

Tags: caparezzavideoclip
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