Il futuro dell’immobile comunale situato nell’area mercatale di Carmiano torna al centro dell’agenda politica cittadina con l’iniziativa del movimento “Agenda Partecipata”. L’associazione civica ha infatti depositato una presa di posizione chiara, interpellando direttamente l’amministrazione comunale con una domanda precisa: per quale motivo un bene della collettività versa in uno stato di totale abbandono anziché essere trasformato in un’opportunità di sviluppo, socialità e occupazione per i giovani e la comunità locale?
La proposta di Agenda Partecipata: bando pubblico e valorizzazione del bene
La proposta del movimento muove da un’idea concreta: valorizzare la struttura e destinarla, attraverso una procedura pubblica, aperta e trasparente, a un’attività di bar o punto di ristoro che funga contemporaneamente da centro di aggregazione giovanile.

L’ipotesi prevede la messa a bando dell’immobile offrendo, ove giuridicamente ed economicamente sostenibile, un periodo iniziale di concessione a condizioni agevolate. In cambio, l’aggiudicatario si assumerebbe l’onere finanziario e operativo della ristrutturazione e rifunzionalizzazione del bene. Un’operazione a costo zero per le casse comunali, capace di restituire decoro e funzione a uno spazio oggi degradato.
Il nodo politico: incompetenza o protezione di rendite di posizione?
Di fronte all’assenza di risposte e iniziative concrete da parte di chi governa il paese, Agenda Partecipata pone un interrogativo politico che non può più essere rinviato: qual è la reale ragione di questo immobilismo?
Le spiegazioni possibili aprono a due scenari distinti:
– Incapacità e difetto di programmazione: la stasi potrebbe essere il semplice risultato di difficoltà tecniche, intralci burocratici o di una totale mancanza di visione e programmazione amministrativa;
– Tutela di interessi particolari: l’inerzia potrebbe celare la volontà politica di preservare gli equilibri commerciali già esistenti nella zona, evitando l’insediamento di un nuovo concorrente.

Il movimento sottolinea come un’amministrazione pubblica non debba farsi garante di singole posizioni economiche private, bensì assicurare legalità, trasparenza, pari opportunità e libera concorrenza. Un nuovo punto di ristoro nell’area mercatale non costituirebbe una minaccia, ma una risorsa in più per i cittadini e per i giovani del posto, ai quali verrebbe garantita una maggiore libertà di scelta e un nuovo luogo di ritrovo.
Risorse e finanziamenti: dagli strumenti regionali al GAL Terre d’Arneo
Agenda Partecipata evidenzia inoltre come le argomentazioni legate alla presunta insostenibilità economica dell’investimento da parte dei privati siano del tutto superate dagli strumenti di sostegno pubblico oggi disponibili. Tra questi figurano:
- NIDI (Nuove Iniziative d’Impresa): la misura della Regione Puglia destinata alla nascita di microimprese (incluse le attività di bar e somministrazione) tramite contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso zero.
- Resto al Sud 2.0: incentivo rivolto agli under 35 che intende agevolare l’avvio di attività nei settori dei servizi, commercio e turismo nel Mezzogiorno.
- Bando Multimisura GAL Terre d’Arneo: un’opportunità che mette a disposizione contributi a fondo perduto fino al 50% per investimenti fino a 68.000 euro (destinati anche a interventi di ristrutturazione e recupero di immobili), valevole specificamente nei 10 comuni partner tra cui figura proprio Carmiano.

La presenza di tali incentivi rende ancora più incomprensibile la scelta di lasciar deteriorare l’immobile nell’incuria.
L’impegno del movimento: “L’interesse pubblico prima di tutto”
In conclusione, Agenda Partecipata rinnova la richiesta all’amministrazione comunale di spiegare ai cittadini quale sia il progetto per il futuro dell’area mercatale, rifiutando la logica che vede alcune zone del paese trattate come spazi di serie B.
Il movimento assicura che continuerà a chiedere che l’interesse pubblico venga prima degli interessi particolari e che ogni area di Carmiano venga considerata una risorsa da valorizzare, non uno spazio da lasciare nell’abbandono, affinché siano il libero mercato e la trasparenza delle procedure pubbliche — e non le decisioni della politica — a determinare lo sviluppo del territorio.






