Fino a oggi siamo stati tra i più critici nei confronti di Lameck Banda. E crediamo che, alla luce dei fatti emersi, fosse inevitabile. Un calciatore professionista, come è scritto sul suo profilo instagram, che non si presenta al ritiro precampionato in Austria, salta le visite mediche e smette di rispondere alla società a cui è legato da un contratto, non può che sollevare delle perplessità. La lettura che molti hanno dato fin dall’inizio è sembrata quasi scontata. L’interesse dell’Al-Fateh e le indiscrezioni di mercato hanno portato a immaginare che Banda stesse cercando di forzare la mano per ottenere la cessione, mettendo il Lecce davanti al fatto compiuto. Da qui, le “critiche” rivolte al giocatore zambiano non tanto sulla volontà di cambiare squadra, quanto sulle modalità scelte per spingere la società di via Colonnello Costadura a interrompere ogni rapporto.
Fin qui, tutto sembrava seguire una logica precisa. Più passano i giorni, però, più una domanda comincia a farsi strada: e se fosse successo qualcosa di serio? E se dietro questo silenzio ci fosse qualcosa che ancora non conosciamo? Quando un calciatore diventa completamente irreperibile per settimane, al punto che – secondo quanto emerso – persino il suo procuratore avrebbe difficoltà a mettersi in contatto con lui, il dubbio viene spontaneo. Non è una difesa di Banda e nemmeno un tentativo di ridimensionare quanto accaduto. È semplicemente una riflessione che il trascorrere dei giorni rende sempre più difficile ignorare.
Lo stesso presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani, pur esprimendo tutta la propria delusione, ha pronunciato una frase che merita attenzione: “Spero non ci siano per lui cose più gravi di cui non abbiamo conoscenza.” È una frase che cambia la prospettiva perché arriva dalla persona che, probabilmente, avrebbe più motivi di sentirsi tradita da questo comportamento..
Perché se perfino chi rappresenta la società, la parte più danneggiata da questa situazione, lascia aperta la porta all’ipotesi che dietro ci possa essere qualcosa di più serio, forse dovremmo farlo anche noi.
Due scenari completamente diversi
A oggi gli scenari possibili sembrano essere due. Il primo è quello che molti immaginano fin dall’inizio: Banda avrebbe deciso di interrompere ogni rapporto con il Lecce per forzare la cessione, mettendo la società davanti al fatto compiuto.
Se fosse davvero così, sarebbe un comportamento difficilmente giustificabile. Non solo nei confronti del club che lo ha valorizzato, ma anche verso i compagni, lo staff e i tifosi. Le conseguenze disciplinari sarebbero inevitabili e le critiche, probabilmente, ancora più dure di quelle già ricevute.
Ma esiste anche un secondo scenario. Che dietro questo silenzio ci sia una situazione personale, familiare o di salute della quale nessuno è ancora a conoscenza.
La realtà è che, al momento, nessuno dispone di elementi sufficienti per raccontare cosa stia realmente succedendo. Ci sono solo silenzi. E i silenzi possono significare tutto. Oppure niente.
È giusto criticare un comportamento che, allo stato attuale, appare incompatibile con gli obblighi di un professionista. È giusto pretendere chiarezza e rispetto nei confronti del club, dei compagni e dei tifosi. Come è giusto, anche mettere fine ai tanti interrogativi che ha sollevato questo caso… Perché, qualunque sia la verità, la mancanza di notizie non sta facendo bene a nessuno.
Aspettare non significa giustificare
Essere prudenti non significa cambiare idea. Continuiamo a pensare che il comportamento tenuto finora da Banda, per quello che conosciamo oggi, sia incompatibile con gli obblighi di un calciatore professionista. Continuiamo a credere che il Lecce abbia tutto il diritto di pretendere rispetto, chiarezza e risposte. I fatti, che tutti hanno raccontato sono chiari, sono le cause ad essere un mistero. Crediamo anche che sarebbe un errore chiudere definitivamente il caso Banda senza conoscere tutta la verità. Questa storia non può andare avanti ancora a lungo, ma riconosciamo che, ad oggi, manca un pezzo importante.





