‘Portavamo allegria e felicità nelle feste di paese, adesso siamo solo fantasmi’, l’ira degli ambulanti salentini

A scriverci alcuni ambulanti che con le loro bancarelle e i loro stand portavano allegria nelle feste civili e religiose del Salento, o nelle tante sagre. Adesso non sanno come fare per andare avanti

«Sono una commerciante ambulante, non alimentare. Per favore parlate di noi, siamo gli ultimi degli ultimi, gli invisibili e intanto paghiamo le tasse»

Li incrociavamo tutte le volte in cui ci recavamo nelle tante feste cittadine del Salento, in quelle civili e in quelle religiose o in una delle innumerevoli sagre che animavano il territorio.

Lungo il percorso pullulante di luci e di gente,tra musiche ‘sparate’ e un festante vociare, ai margini delle strade c’erano loro, i commercianti ambulanti. Contribuivano a rendere l’aria di festa ancora più di festa. Lavoratori semplici, con i loro stand esposti, le loro bancarelle messe in bella evidenza che davano la possibilità a molti di fermarsi e acquistare qualcosa, ‘come ricordo della festa’, a grandi e piccini.

Anche cose di poco valore economico che però diventavano preziose. Davano l’idea della festa e restavano come ricordo di un’occasione da portare al collo o al braccio, magari soltanto per una stagione.
In giorni in cui tutto questo sembra un amaro ricordo, in giorni in cui certamente non si parla di feste cittadine e di sagre, non è pensabile che di loro non si parli, che di loro non si dica nulla. Che passino come i fantasmi di un dramma sanitario che ha causato tantissimi morti in Italia ma che rischia di lasciare nel Paese strascichi economici altrettanto spaventosi.

«Avevo aperto partita iva, avevo acquistato la bancarella, avevo investito i miei risparmi e adesso cosa posso fare? A chi posso rivolgermi? Che ne sarà del mio futuro?»

È un grido di aiuto quello che giunge alla nostra redazione, il grido di chi non sa come poter andare avanti e soprattutto non sente la vicinanza delle istituzioni. Perché le parole, belle per quanto possano essere, passano. Ma le rate del prestito sottoscritto per comprarsi l’attrezzatura per un lavoro che non si potrà svolgere…beh, quelle non passano, restano. E fanno tanto, tanto rumore.



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