Dipendente dell’ospedale di Gallipoli positivo al coronavirus, il Sindacato: ‘Cosa si sta facendo per evitare il contagio?’

Il Cobas Pubblico Impiego di Lecce scrive a Michele Emiliano, Alfredo Rollo e al direttore sanitario del Sacro Cuore di Gesù per sapere quali iniziative si stiano prendendo contro il rischio contagio

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«Considerata dunque la positività al covid-19 di un dipendente del Presidio Ospedaliero di Gallipoli, si chiede d’urgenza la sanificazione dei locali, la messa in quarantena preventiva di tutto il personale interessato, l’effettuazione del tampone per verificare l’eventuale positività di tutto il personale del ‘Sacro Cuore di Gesù’. A nostro avviso è di fondamentale importanza che l’Asl di Lecce possa accogliere totalmente l’appello del presidente dell’Ordine dei Medici, Donato De Giorgi, per eseguire su tutti gli addetti ai lavori compreso il personale di Sanitàservice i test/tampone per rilevare il nuovo coronavirus».

La notizia di un dipendente dell’Ospedale di Gallipoli risultato positivo al coronavirus ha creato un legittimo stato di agitazione non solo tra i pazienti ma anche tra i colleghi che operano nell’importante presidio sanitario in un momento difficile in cui si stanno ponendo in essere tutte le iniziative possibili per fermare il rischio di contagio dal Covid 19.

Per questo l’organizzazione sindacale Cobas Pubblico Impiego di Lecce ha voluto scrivere al Governatore Michele Emiliano, anche nella sua qualità di Assessore alla Sanità della Puglia, al presidente dell’Asl di lecce Rodolfo Rollo e al direttore sanitario del Sacro Cuore di Gesù di Gallipoli, Egidio Dell’Angelo Custode, per saperne di più e per chiedere che vengano prese tutte le precauzioni del caso.

«Chiediamo di conoscere le attività obbligatorie poste in essere dalla Direzione Sanitaria per arginare il relativo contagio quali la quarantena obbligatoria, la fornitura di dispositivi di protezione individuale nonché il tampone obbligatorio a tutto il personale in servizio medico, infermieristico e ausiliario nonchè le informazioni fornite a tutti i pazienti che sono transitati per le cure e la relativa sanificazione e disinfestazione dei locali».

Del resto, fanno notare dal Sindacato, risulta evidente che da un esame attento dei vari DPCM emanati dal Governo, contro il rischio biologico di contagio da Covid19 e per la tutela della salute di tutti i lavoratori, sia esplicito l’invito a tutti i datori di lavoro, tramite i loro Responsabili del Servizio Prevenzione e Protezione e dei loro preposti, di mettere in pratica tutte le misure preventive e protettive contenute nei decreti e nelle direttive regionali in materia.

Tra queste, ovviamente, come precauzione durante le fasi che prevedono l’interazione verbale tra persone, l’impiego di mascherine monouso e la raccomandazione di mantenere sempre la distanza di sicurezza pari ad un metro. Sarebbe cosa grave, quindi, se proprio i dipendenti di un ospedale, quelli più esposti al contagio, non avessero avuto i dispositivi di protezione individuale obbligatori.

«Il Cobas fa presente di aver portato già a conoscenza del Presidente del Consiglio, del Ministro del Lavoro, del Ministro della Salute e del Presidente della Regione Puglia, la situazione che in seguito all’emanazione del DPCM pubblicato in G.U. del 11/03/2020, si registra di fatto sui luoghi di lavoro e ancor peggio negli Ospedali dove c’è una carenza di D.P.I./mascherine. La principale preoccupazione dei lavoratori che nonostante tutto continuano a prestare la propria attività lavorativa senza alcuna protezione, è spesso legata alla paura di un potenziale contagio e trasmissione del virus ai propri familiari o genitori anziani. Tale la carenza di D.P.I. è stata registrata su tutte le Macrostrutture della ASL compreso il Presidio Ospedaliero di Gallipoli».



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