Coronavirus, Mons. Seccia prega per chi non ce l’ha fatta. E le campane suonano a lutto

Le campane delle chiese della diocesi di Lecce hanno suonato a lutto, mentre Mons. Michele Seccia al cimitero ha pregato per le vittime del covid19 e per chi sta combattendo in prima linea contro il virus.

Le lancette dell’orologio avevano da poco segnato le 11.00 quando l’inconsueto silenzio calato sulla città da quando è scoppiata l’emergenza coronavirus è stato interrotto dalle campane di tutte le chiese della diocesi di Lecce che hanno suonato a lutto per ricordare chi non c’è più, chi ha perso la vita lottando contro questo nemico invisibile che nega anche l’ultimo abbraccio, l’ultimo saluto.

Lo ha fortemente voluto Monsignor Michele Seccia che alla stessa ora, insieme al Sindaco Carlo Salvemini e all’assessore alla Polizia Municipale Sergio Signore, ha ricordato le vittime salentine e italiane del covid19 al Cimitero monumentale del capoluogo barocco. Un momento di preghiera per tutti i defunti e per tutte le persone che hanno concluso la loro esistenza terrena per il coronavirus che non hanno potuto avere un degno funerale a causa delle regole imposte dal decreto voluto per limitare la diffusione dei contagi.

Un momento di dolore, ma anche di raccoglimento per incoraggiare chi sta combattendo questa battaglia in prima linea come i medici, gli infermieri e il personale sanitario che assiste gli anziani, in tricea rischiando ogni giorno la vita.

«Abbiamo il dovere morale di ricordare chi ci ha lasciato in questi giorni. Cresce il numero, purtroppo, ma non possiamo restare indifferenti» ha dichiarato Mons. Seccia.  

«Non è una tragedia che commuove, e passata la commozione, passato il momento, viene archiviata» ha dichiarato il Vescovo invitando tutti a non perdere la speranza, a non abbandonarsi al pessimismo. «Quando tutto questo sarà passato, ci lascerà una eredità pesante. Questa esperienza sarà stata una lezione per recuperare quei valori che rendono la vita degna di essere vissuta» ha continuato invitando tutti a guardare avanti, al futuro. «Un futuro che oggi vediamo incerto, ma che diventerà migliore se sapremo dare un valore, se sapremo cogliere la lezione che questa esperienza di sofferenza collettiva lascerà nel nostro cuore e nella nostra vita».



«La ringrazio per questo momento di ricordo per quanti sono morti in Italia per colpa di un virus sconosciuto, imprevedibile e violento e quanti in questo ultimo mese ci hanno lasciato senza avere l’affetto dei propri cari. Questo è un tempo che ci impone di essere distanti socialmente ma connessi spiritualmente. E questo è il senso della cerimonia di oggi per ribadire che l’amore degli uni verso gli altri è il più potente sistema immunitario di cui disponiamo» ha dichiarato Salvemini ricordando a tutti i leccesi che oggi sono nelle loro case che non sono soli.



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