Cronache dal pianeta di Coronavirus. I racconti semiseri di vita quotidiana di Edoardo Micati

Lo scrittore salentino, con la sua solita verve ironica, racconta storie di vita comune che in questi giorni così strani e così difficili siamo spesso a rimpiangere

C’è un vecchio detto: si sa dove si nasce e non dove si muore.
– Son nato a Lecce, tanti, tanti anni fa, e con Franca dal 2012 abitiamo a Lizzanello, una cittadina a circa quattro chilometri dal capoluogo. E’ di noi in questo paese che voglio raccontarvi, considerando che ora siamo in quarantena e chissà per quanto tempo ancora dovremo restarci.
Così alternerò alle storie giornaliere, semmai ne dovesse capitare qualcuna, di questa assurda galera casalinga con quelle di quando si poteva camminare liberamente per il paese. Conoscerete dei personaggi simpatici, le usanze, il modo di vivere in un paese salentino. Diciamo che è un piccolo contributo per farvi trascorrere il tempo del rimanere a casa, che ora ci appare più lungo.
Nel 2008 mi è stato impiantato un defibrillatore per supportare il mio cuore, e da allora ho cominciato a camminare per circa un’ora al giorno, attività che ora è sospesa. Nel paese sono diventato uno noto per la mia attività.
Una mattina, davanti alla Chiesa di San Lorenzo vidi tre donne anziane che parlottavano fra di loro. Una di esse mi indicò dicendo: “ Nà, sta passa lu caminante”. Non potevano sapere che godo di un udito sopraffino, e così ho conosciuto il mio soprannome, “ Lu caminante “, uno che va a piedi “.
Camminando vedi e osservi, ma sei scrutato e esaminato, come non ti capiterebbe andando in auto.
E ho incontrato davanti ad un portone, seduti su dei massi di pietra leccese, due muratori che facevano colazione, ognuno con una grossa pagnotta in mano.  – Buon appetito – dissi loro
– Favorite – risposero in coro
Favorite, era da una vita che non sentivo questa parola.
Pochi passi dopo incrociai un anziano signore. Mi guardò e disse: – Bongiornu a ssignuria.
Ricambiai il saluto. Una riflessione: Una volta, quando nei nostri paesi ci si imbatteva in persone anziane tutti le salutavano con rispetto, anche i ragazzi, oggi, invece non esiste più, avviene solo fra gente d’una certa età, come la mia.
Sempre andando in giro, ho visto un muratore che stava intonacando una parete e cantava: “no uoman no crai, no uoman no crai, no uoman no crai, ma te scongiuru ieni almenu buscrai. “
Bob Marley nella sua bella e nota canzone cantava: “ No Woman no cry, No woman no cry, No woman no cry, No woman no cry ……”. Tradotto in italiano: “ No donna, non piangere, No donna non piangere …”. Il muratore salentino cantando “ no uoman no crai “, ecc. , lanciava il suo appello disperato per chiedere alla sua donna di non venire domani, ma soltanto dopodomani. Poteva anche disporre della parola buschiddhri, cioè dopo dopo domani, ma nella canzone non faceva rima.
Quindi, traducendo in italiano: No uoman non crai, no uoman no crai, no uoman no crai, ieni sulu buscrai, diventa: no donna non domani, no donna non domani, no donna non domani, vieni solo dopodomani.



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