Vigilessa ferma e fa perdere tempo ad un medico impegnato in un’urgenza, l’Ordine: ‘Scarsa sensibilità per il nostro mestiere’

I medici chiedono che con l’occasione la politica e il decisore legislativo accolgano la richiesta di vedere riconosciuto ai Camici Bianchi lo stato giuridico di Pubblici Ufficiali

«Il comportamento della vigilessa rinnega in maniera inammissibile la memoria e il sacrificio di oltre 120 medici che in questi giorni, con la loro morte, hanno testimoniato una professione di solidarietà».

È una dura presa di posizione quella dell’Ordine dei Medici della provincia di Lecce contro l’agente della Polizia Municipale del capoluogo che nel giorno di Pasqua aveva fermato un medico nel corso delle attività di controllo del territorio per fermare il coronavirus.

Anche il giorno di Pasqua fate urgenze?”, aveva sbottato la vigilessa che non aveva creduto alle motivazioni addotte dal professionista.

‘Devo correre in clinica perché c’è un paziente che mi aspetta’, si era subito giustificato il medico all’alt dell’agente, vedendosi scambiare per tutta risposta come uno dei non pochi furbetti che inventano qualsiasi scusa pur di prendere una boccata d’aria e sfuggire alle restrizioni imposte dalle autorità sanitarie e politiche del Paese.

Solo l’intervento di un collega della vigilessa aveva posto fine al pasticcio e chiarito ogni equivoco. Il medico aveva ripreso la corsa verso la clinica ma evidentemente le polemiche non si sono placate se il Sindaco e l’Amministrazione Comunale di Lecce si sono sentiti in dovere di scusarsi e di esprimere solidarietà al medico.

Sulla vicenda interviene anche l’Ordine che, senza retorica, vuole chiarire il ruolo del medico nella società, fatto anche di interventi ad ogni momento del dì e della notte e in qualsiasi giorno della settimana,festività incluse.

«Ironizzare, dubitare, ostacolare da parte di una rappresentate delle forze dell’ordine l’attività svolta da un Medico urgentemente chiamato, non solo tenta (inutilmente) di alimentare conflittualità e delegittimazione, ma soprattutto esprime scarsa sensibilità (e forse conoscenza) del fatto che i Medici sono costantemente e “normalmente” impegnati nella loro professione per 24 ore al giorno, per tutti i giorni dell’anno (feste comprese), rinunciando spesso a interessi e necessità personali, trascurando amici e affetti; scarsa conoscenza che l’opera del Medico può concretamente determinare – come nel caso in questione – l’evoluzione favorevole di una situazione clinica acuta e compromessa, minuti nei quali si decide la vita o la morte di un essere umano o la qualità della sua esistenza futura. È questa l’ennesima occasione perché la politica e il decisore legislativo accolga la nostra richiesta di vederci riconosciuto lo stato giuridico di Pubblici Ufficiali, preposti alla salvaguardia del bene più prezioso, la salute».



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