La storica pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) del 16 luglio segna uno spartiacque decisivo per il diritto sportivo italiano ed europeo. A seguito delle note vicende nate nell’ambito dell’“Inchiesta PRISMA” sulle presunte plusvalenze fittizie — che hanno visto coinvolti la Juventus F.C. e i suoi vertici dell’epoca, in particolare l’ex Presidente Andrea Agnelli e l’ex Amministratore Delegato Maurizio Arrivabene — il giudice comunitario ha espresso un principio di diritto destinato a ridefinire i confini e le garanzie dell’ordinamento sportivo.
La Camera Civile Salentina ha espresso la propria profonda soddisfazione per l’esito del procedimento promosso da Agnelli e Arrivabene contro la FIGC, evidenziando la portata fondamentale della decisione.
Le Criticità dell’impianto sanzionatorio e i diritti fondamentali
Il nodo centrale sciolto dalla Corte di Giustizia UE riguarda il carattere spropositato e discriminatorio delle sanzioni disciplinari inflitte dalla giustizia federale (l’inibizione per 2 anni sul territorio nazionale, successivamente estesa a livello mondiale dalla FIFA).
Secondo la legislazione italiana d’origine, le decisioni dell’ordinamento sportivo precludevano ai diretti interessati un effettivo ricorso alla giustizia ordinaria volto all’annullamento della sanzione stessa, limitando la tutela al solo piano economico-risarcitorio ex post.
Tale meccanismo ha generato evidenti criticità sul piano del diritto comunitario:
- Inviolabilità dei diritti fondamentali: precludere l’annullamento giurisdizionale di un provvedimento inibitorio nega il diritto a una tutela giurisdizionale effettiva.
- Lesione della libera circolazione: un’inibizione di natura professionale impedisce a dirigenti, tecnici, atleti e agenti di operare liberamente sul mercato unico dell’Unione Europea.
- Irreparabilità del danno professionale: il mero risarcimento economico non compensa la privazione coatta del diritto di svolgere la propria attività professionale per periodi prolungati.
Verso una riforma della Giustizia Sportiva italiana
La decisione del Giudice europeo giunge a conforto degli addetti ai lavori dopo anni di forti perplessità sul funzionamento del sistema di giustizia sportiva. Il pronunciamento della CGUE impone ora un inevitabile intervento riformatore sul quadro normativo italiano, tracciato in origine dal D.L. n. 220/2003 e dalla L. n. 280/2003.
Il principio cardine affermato dalla Corte UE stabilisce infatti che ogni sanzione disciplinare che limiti l’esercizio di un’attività economica o professionale sul mercato europeo, producendo effetti che travalicano il mero ambito associativo interno, deve poter essere sottoposta a un controllo giurisdizionale effettivo da parte di un giudice indipendente dotato del potere di sospenderla o annullarla.
L’Iniziativa della Camera Civile Salentina
Per approfondire e valorizzare la portata di questa svolta giuridica, la Camera Civile Salentina ha annunciato l’organizzazione di un apposito evento formativo nei prossimi mesi. L’iniziativa si svolgerà nell’ambito delle attività del proprio Dipartimento dello Sport e sociale, coordinato dall’Avv. Andrea D’Amico.
L’evento si prefigge l’obiettivo prioritario di diffondere i principi di diritto affermati dalla Corte europea e di promuovere tutte le azioni necessarie per il ripristino dell’onorabilità e della reputazione professionale dei dirigenti e professionisti coinvolti.






