Vereto e Centopietre, quanta storia da ‘scoprire’ a Patù

Dall’antica città messapica di Vereto a Centopietre, un monumento funerario a pochi passi dalla chiesa di San Giovanni Battista. C’è davvero tanta storia da scoprire a Patù.

Chi ha scelto il capo di Leuca per trascorrere le vacanze e vuole conoscere le bellezze, note e meno note, che il sud del Salento offre deve assolutamente dedicare una giornata alla scoperta di Patù. A dispetto delle sue ‘piccole’ dimensioni – conta poco meno di 1.700 anime – ci sono tante cose da vedere, posti da visitare dopo una giornata trascorsa al mare. Conosciuto per le spiagge della marina di San Gregorio e per la baia di Felloniche o per la celebre infiorata, Patù è una città ricca di storia.

Cosa visitare a Patù

Le chiese, il centro storico, il Palazzo Romano, i resti del castello o dell’Edicola Votiva di Sant’Aloia. C’è davvero tanto da vedere a Patù, ma ad affascinare di più è quel che resta dell’antichissima città messapica di Vereto, citata da Erodoto – considerato da Cicerone il «padre della storia» – quando racconta la storia di un gruppo proveniente da Creta sorpreso da una violenta tempesta nello Jonio. In Sicilia, dove erano diretti, i greci non arrivarono mai perché per salvarsi dalla tormenta trovarono rifugio sulla costa Ionica, nello scalo di San Gregorio. La colonia finì per stabilirsi nella zona, fondando la famosa «Iria», la mitica Hyrie. Questa, la leggenda.

Vereto

Quel che è certo, è che Vereto, il primo centro fondato dai Messapi, divenne con il tempo una città importante per il commercio e conosciuta in tutto il Mediterraneo. La posizione strategica permetteva ai suoi antichi abitanti di controllare il territorio, da Torre Vado sino a Santa Maria di Leuca. Nel periodo di massimo splendore, come hanno ‘scoperto’ alcuni studi archeologici, il comprensorio era protetto da una cinta muraria, lunga più di quattro chilometri. Aveva anche un porto, difeso oggi dal mare. I resti possono essere ammirati a pochi metri di profondità, proprio di fronte alla punta rocciosa che protegge l’insenatura dalle mareggiate di scirocco. Bellissima anche la scalinata messapica e l’imboccatura di un pozzo che riforniva di acqua fresca le navi.

Nel III secolo a.C., quando il Salento fu conquistato dai Romani, veretum diventò municipium. Fu rasa al suolo dai saraceni nel IX secolo e dalla ‘sofferenza’ (in greco “Pathos”) per quella ‘distruzione’ deriverebbe il nome di “Patù”, nato dalle rovine.

Chiesa della Madonna di Vereto

Dove un tempo si trovava l’acropoli cittadina, oggi si trova la chiesetta della Madonna di Vereto, costruita agli inizi del ‘600 per volere del Principe Zunica, Signore di Alessano. La semplice facciata – gli unici elementi decorativi sono rappresentati da una croce e da un piccolo campanile a vela – nascondeva un tesoro: degli antichi affreschi che un tempo ricoprivano le pareti e impreziosivano il luogo di culto, oggi quasi del tutto scomparsi (sono rimaste solo delle tracce). Più importante l’iconografia di San Paolo, raffigurato con una spada intorno alla quale sono attorcigliati due serpenti e ai piedi del quale vi è uno scorpione sormontato da altri due serpenti intrecciati a forma di caduceo.

Centopietre

Il simbolo di Patù è sicuramente Centopietre, un monumento funerario (heroon) a pochi passi dalla chiesa di San Giovanni Battista di Patù, una delle più antiche del Salento.

Questo mausoleo, secondo la leggenda, fu edificato con i resti della cinta muraria di Vereto per ricordare il generale Geminiano, paladino di Carlo Magno che cercò di evitare lo scontro con i Saraceni. Il messaggero di pace fu imprigionato, torturato e ucciso prima della battaglia con i cristiani nella zona chiamata “Campo Re”. Lo scontro avvenne il 24 giugno del 877 e fu terribile. Ad avere la meglio furono i Cristiani che recuperarono il corpo dell’ambasciatore e lo seppellirono nel sepolcro costruito con 100 pietre tufacee e combaciate senza malta di cemento.

Quando da heroon fu trasformato in thémenos cristiano, un luogo di culto e meditazione, le pareti interne furono impreziosite con degli affreschi che rappresentavano i 13 Santi orientali, poi cancellati quasi del tutto dal tempo e dall’umidità.

Per secoli,  è caduto nel dimenticatoio e solo nel ‘800 è stato oggetto di interesse di vari studiosi. Nel 1873, Centopietre fu classificata “Monumento Nazionale di II Classe”. Oggi rappresenta uno dei monumenti più importanti del Salento.

ph. Maurizio Colella



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