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Indennizzo ai progettisti del porto di Otranto non realizzato: accolta la tesi dell’Avv. Pietro Quinto

by Redazione
29 Luglio 2016 15:38
in Attualità
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Ci sono voluti 15 anni e plurimi giudizi, anche con sentenze parziali, per pervenire alla sentenza definitiva della Corte Suprema di Cassazione, che, rigettando il ricorso del Comune di Otranto, ha definitivamente riconosciuto il diritto del raggruppamento professionale guidato dall’Ing. Luigi Maggio, difeso dall’Avv. Pietro Quinto, ad un indennizzo a titolo di indebito arricchimento (oltre le spese processuali) dei vari gradi di giudizio per la redazione del progetto del porto turistico idruntino.

“La singolarità della vicenda – come riassume l’Avv. Quinto che ha difeso il raggruppamento – è che l’incarico conferito nel 1997 dall’Amministrazione dell’epoca del Comune di Otranto, a conclusione di un procedimento di evidenza pubblica e la convenzione successivamente sottoscritta, furono travolti da altro contenzioso introdotto innanzi al TAR Lecce ed al Consiglio di Stato avverso il bando di gara per l’affidamento dell’incarico”. Sicché, dopo che il raggruppamento professionale aveva  provveduto a redigere il progetto – regolarmente approvato dal Comune – vennero meno gli atti presupposti che legittimavano l’affidamento dell’incarico e la possibilità stessa di realizzare la progettazione firmata dall’Ing. Maggio capogruppo del raggruppamento. Poiché però il lavoro era stato svolto, i progettisti richiesero comunque il pagamento delle loro competenze professionali.

Da qui l’instaurazione di un giudizio innanzi al Tribunale di Lecce con il quale il raggruppamento chiedeva in via principale il pagamento dell’intero corrispettivo professionale, o, in subordine la condanna del Comune al pagamento di un’indennità per arricchimento senza causa. La tesi giuridica sostenuta in giudizio dall’Avv. Quinto – che è stata poi accolta – sostiene che "quando una Pubblica Amministrazione riceve comunque una utilità da una prestazione svolta da un privato e riconosce tale utilità in relazione alle proprie finalità istituzionali, non può comunque sottrarsi al pagamento delle prestazioni acquisite, adducendo ragioni formali di regolarità amministrativa". Su questo principio di diritto si è articolato un lungo contenzioso nei vari gradi di giudizio e finalmente la Corte di Cassazione ha rigettato in via definitiva il ricorso del Comune avverso la sentenza di accoglimento della Corte d’Appello di Lecce, sia con riferimento alla quantificazione dell’indennizzo dovuto, sia in relazione alla riconosciuta utilità della PA.

Con riferimento a quest’ultimo aspetto, la Corte di Cassazione ha altresì evidenziato una evoluzione dell’insegnamento giurisprudenziale secondo cui il depauperato che agisce nei confronti della P.A. ha solo l’onere di provare l’arricchimento, e non anche il suo riconoscimento. Ma nel caso di Otranto vi era stata addirittura la delibera di approvazione del progetto con il riconoscimento della sua utilità.

La Corte di Cassazione ha invece respinto un autonomo ricorso proposto da un professionista, che si era dissociato dalla posizione del raggruppamento, chiedendo l’integrale pagamento del corrispettivo contrattuale. Ha affermato la Cassazione che la tutela di chi ha adempiuto un contratto nullo – come sostenuto dalla Corte d’Appello di Lecce – risiede nei limiti della specifica azione di indebito arricchimento, teleologicamente orientata appunto ad impedire un ingiusto depauperamento.

“Ed è questo – ha evidenziato l’Avv. Quinto – un importante principio di giustizia sostanziale anche alla luce della successiva evoluzione della vicenda del Porto di Otranto atteso che la nuova Amministrazione ha poi superato la soluzione progettuale risalente al 1997, riuscendo a portare a compimento una nuova ed aggiornata progettazione di un porto funzionalmente dimensionato alle esigenze dello sviluppo turistico della Città dei Martiri e della costa adriatica della penisola salentina".

Tags: corte-di-cassazione
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