Lotta alla xylella, zone di insediamento contro l’eradicazione degli ulivi

Scende in campo la Copagri di Lecce: «c’è¨ bisogno di risorse economiche che la Regione Puglia e il Ministero dovrebbero stanziare per consentire l’acquisto dei prodotti da impiegare alla lotta del vettore; ma servono anche altre risorse per ristorare le aziende

C’è chi dice no! C’è chi non ci sta alla decisione della Commissione Europea di procedere in maniera aggressiva contro gli ulivi del Salento affetti dalla xylella. Le ragioni sono tante. A cominciare da quella più semplice: la fotografia che è stata scattata dalle istituzioni comunitarie sullo stato dei luoghi contagiati dal batterio killer nel Salento è una fotografia già datata, una fotografia che non tiene conto dei recenti sviluppi perché non li conosce.

E allora come agire concretamente?

La Copagri di Lecce lancia una proposta: «L’ostacolo potrebbe essere rimosso se, quella che la Decisione della Commissione chiama “Zona infetta”, fosse sdoppiata  in “Zona tampone” e “Zona insediamento”. In tal modo le misure draconiane si potrebbero applicare in maniera più realisticamente mirata (per esempio “zone focolaio” potrebbero essere i focolai di Lecce-Surbo e Trepuzzi-Squinzano, o alcune aree ancora poco compromesse), mentre nell’area ampia, se delimitata come “Zona insediamento”, si potrebbero applicare azioni di contenimento (controllo dei vettori incluso) e di convivenza con il batterio.»

Insomma l’eradicazione degli alberi e il forte trattamento con insetticidi oltre al danno grave per il territorio non raggiungerebbe l’obiettivo. Fabio Ingrosso da questo punto di vista ne è certo:

« L’obiettivo principale, l’eradicazione del patogeno dal continente europeo, non viene raggiunto. È un’utopia. Una volta entrata in un territorio dalle  condizioni climatiche a lei congeniali,  la Xylella fastidiosa ci si insedia e ci rimane, in ciò favorita dalla vasta gamma di ospiti alternativi e di vettori.  In queste condizioni essa è pertanto ineradicabile. Ben lo sanno gli statunitensi che, forti di un’esperienza ultracentenaria, hanno rinunciato ad ogni velleità eradicatrice.  Nel Salento poi,  la diffusione territoriale del  batterio  è già  assai vasta, ed a ciò si aggiungono  gli altri aspetti elencati sopra. Oltre a non raggiungere l’obiettivo si arrecano dannie non di poco conto: vengono abbattute piante potenzialmente produttive, almeno per qualche altro anno e, soprattutto, vengono distrutti impianti di cultivar apparentemente tolleranti ed il cui abbattimento, in un contesto in cui non è credibile centrare l’obiettivo dell’eradicazione, sarebbe solo un sacrificio inutile. »

Insomma il programma di eradicazione non sembra essere rispondente alle esigenze del territorio: «Non dimentichiamo che, nel nostro caso, non sono solo le dimensioni a condizionare le probabilità di successo di un programma di eradicazione – prosegue Ingrosso – ma anche quella che si sta dimostrando essere l’altissima efficienza di almeno una delle specie di insetti vettori (la sputacchina), l’esistenza di  specie vegetali sensibili oltre all’olivo, forse non ancora tutte individuate, l’alta incidenza delle aree residenziali sul territorio interessato, dove l’abitazione tipo è la casa singola con giardino (se, con buona approssimazione, si può pensare ad individuare le specie suscettibili nei terreni agricoli, si pensi invece a quanto possa essere irrealistico provare a censire la flora presente nei giardini privati).»

Questa in sintesi la proposta che Copagri  ha inviato all’On.le Enzo Lavarra e all’Assessore Fabrizio Nardoni, affinché si possa dare atto immediatamente a tutte le misure necessarie per contenere l’avanzare del batterio “Xylella”.

Fabio Ingrosso chiede non soltanto lo stanziamento di risorse ma anche il coinvolgimento delle organizzazioni di prodotto: « Occorre quindi attivare il monitoraggio dell'area che dovrà svolgere il ruolo di cordone sanitario attraverso il coinvolgimento delle Associazioni olivicole e delle organizzazioni di prodotto (le o. p.) olivicole in maniera da raggiungere tutti gli olivicoltori delle aree interessate e non iniziando l'attività dei trattamenti a calendario, cosi come si faceva negli anni passati per la lotta alla mosca dell'olivo: ciò consentirebbe la riduzione dei vettori; inoltre, attraverso i tecnici presenti nelle associazioni e coinvolgendo gli ordini professionali si avrebbe un’autentica task force da mettere in campo per informare e allo stesso tempo controllare che tutti i trattamenti vengano effettuati nel rispetto delle norme ambientali, Provinciali, Regionali, Nazionali e Comunitarie.»



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