Nardò, allevamenti attaccati dai lupi. Non c’è alcun pericolo per l’uomo

La mancanza di prede naturali spinge il Lupo a cercare cibo negli allevamenti, ma non c’è alcun rischio per l’uomo. Lo conferma il biologo Giacomo Marzano

Che il lupo sia tornato ad ‘abitare’ nel Salento, dopo cento anni di assenza, è ormai fatto noto, come dimostrano le tante segnalazioni giunte in questi anni. Gli ultimi “racconti” arrivano da PortoSelvaggio, dove sembra abbia fatto visita ad alcuni allevamenti di bestiame. Attacchi con la complicità della notte in cui si conta la perdita di decine di capi. Manca solo l’ufficialità della Asl che ha effettuato i sopralluoghi all’interno delle aziende colpite, ma le stesse scene si erano ripetute, nei mesi scorsi, a Boncore. È un predatore e come tale si comporta, ma questo non deve far paura. A dispetto della sua fama, anche nelle favole, non attacca mai l’uomo, o quasi mai.

Nessuna minaccia per gli uomini

L’amministrazione comunale di Nardò, guidata da Pippi Mellone ha interpellato il biologo Giacomo Marzano –  studioso della specie e coordinatore del protocollo d’intesa che la Provincia di Lecce ha siglato con gli enti parco per proteggere e tutelare il lupo –  ricevendo ampie rassicurazioni per quanto riguarda il rischio che il lupo possa attaccare le persone, avendo un carattere molto “diffidente” nei confronti dell’uomo.

Tutti coloro che frequentano il parco o altre aree isolate, i runner, gli appassionati di mountain bike o di trekking possono stare tranquilli. Il lupo degli Alimini che ha dimostrato una certa confidenza con l’uomo arrivando persino a mordere il polpaccio a un turista mentre faceva jogging è un caso isolato, anomalo.  Il cucciolo, fotografato e ripreso mentre giocava in spiaggia con un asciugamano o chiedeva cibo, era stato tenuto in cattività, fino a quando non era riuscito a liberarsi o era stato abbandonato proprio per la sua natura. Per questo aveva “confidenza” con le persone incontrate per strada con cui pare abbia anche provato a giocare. Va da sé che non è “natura”.

È chiaro che se l’uomo non corre rischi per la sua incolumità, il lupo è una minaccia per la zootecnia, visto che la mancanza di prede naturali lo spinge verso gli animali domestici e gli allevamenti.

«La presenza del lupo – fa notare l’assessore all’Ambiente Mino Natalizio – dimostra che siamo stati lungimiranti qualche mese fa a firmare quel protocollo d’intesa e a muoverci sul fronte del monitoraggio. C’è un problema evidentemente “economico” con gli attacchi agli allevamenti, visto che il lupo non è una minaccia per l’uomo, in nessuna circostanza. Ora ci muoveremo con la Regione, che già ristora i danni agli allevatori, per individuare fondi che consentano alle aziende di attrezzarsi con misure e dispositivi in grado di neutralizzare gli attacchi, dai recinti elettrificati ad adeguati muretti a secco di protezione. Le nostre antiche masserie, che facevano i conti con attacchi molto più massici, si erano attrezzate non a caso con i muri “paralupo” che per secoli hanno difeso il bestiame».

Muri paralupo e altre soluzioni per salvare il bestiame

Quella del lupo è una storia complessa. Quando l’uomo agli inizi del ‘900 aveva cominciato a conquistare (e occupare) la natura era scomparso insieme ad altre specie come i cinghiali o i caprioli. Qualche segnalazione era arrivata dall’Aspromonte o da alcune aree impervie delle Alpi e degli Appennini, ma nulla in più. Dopo 100 anni, complice anche la crescita delle zone protette, è ricomparso, anche nel Salento che conta la presenza di due o tre nuclei e di un numero complessivo di esemplari non superiore a quindici.

Ora è tornato. E bisogna tornare al passato. Nei secoli scorsi, gli allevamenti erano ben protetti dai lupi: le masserie del Salento, ad esempio, erano caratterizzate, tra le altre cose, dai cosiddetti muri “paralupo”. L’invito dell’esperto, dunque, è quello di dotare gli allevamenti di misure di gestione, che possono essere recinti elettrificati e cani adatti alla difesa, come i maremmani o i pastori dell’Asia centrale per impedire gli attacchi. Fermo restando il fatto che la legge prevede dei ristori alle aziende danneggiate dai lupi.



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