“Corsi di tatuaggio ai detenuti e a noi aumentano i turni di lavoro”. A Lecce monta la protesta della polizia penitenziaria

La presa di posizione del sindacato arriva dopo l’incontro con la Dirigenza penitenziaria, che ha portato i turni lavorativi da 6 a 8 ore.

Le condizioni delle carceri tornano a far discutere e, questa volta, a denunciare una delle nuove criticità è l’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria, che dichiara lo stato di agitazione. Nel mirino della presa di posizione del vicesegretario regionale Osapp Puglia Ruggiero Damato una situazione che ha fatto storcere il naso agli uomini della polizia penitenziaria che si sono visti aumentare l’orario lavorativo. Ed è soprattutto il motivo del passaggio dalle 6 alle 8 ore per turno a lascare a bocca aperta: i corsi attivati per i detenuti. Sono corsi di falegnameria, di tatuaggi, che sicuramente portano benefici ai carcerati, a tutto svantaggio del personale delle carceri.

È recente l’incontro con la Dirigenza penitenziaria di Lecce, a seguito del quale il sindacato denuncia un’imposizione bella e buona sugli agenti in servizio. Dei quattro quadranti previsti, di 6 ore lavorative ciascuno, il numero si è abbassato a tre turni da 8 ore lavorative proprio per garantire le attività per i reclusi. Una “nobile iniziative”, dice il sindacato, ma non realizzabile a causa della mancanza di personale. Sarebbero ben 150 le unità mancanti tra agenti e assistenti, una carenza che avrebbe spinto la Dirigenza penitenziaria del capoluogo salentino a “calpestare e violare i diritti di uomini e donne in uniforme”.

Monta la protesta

A spingere la denuncia da parte del sindacato sarebbe la “grave violazione delle Norme Contrattuali” a cui si aggiungerebbe anche la violazione delle normali relazioni sindacali. La violazione degli accordi sul tavolo delle trattative spinge il sindacato a denunciare l’accaduto tramite l’art. 28. “Tutte le criticità – conclude Damato – derivanti da carichi di lavoro che subiranno i poliziotti penitenziari saranno addebitati in primis alla Dirigenza leccese, poi a quella pugliese e ai rispettivi funzionari. Non accettiamo che tutti sappiano ma facciano finta di non vedere. È arrivato il momento che ognuno si assuma le sue responsabilità e che qualcuno intervenga per ristabilire sicurezza lavorativa e rispetto delle leggi e norme dello Stato, come ricordavano i membri della Corte Costituzionale in visita al Penitenziario di Lecce”.



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