Bisogna inventare un exit strategy per Putin, evitandogli un crollo d’immagine.

Putin non può tornare indietro, perdendo la faccia davanti al mondo intero, e soprattutto davanti al suo popolo. La diplomazia lo deve tutelare in modo intelligente se vuole la sospensione delle ostilità.

Il colonnello Putin è abituato per mestiere ad azioni sporche e sa che non si può uscire dal fango con le scarpe pulite, ma oggi il fango potrebbe farlo affondare del tutto.

A questo punto, dopo aver verificato un crescente dissenso interno, l’ostilità di tutto l’Occidente e il tiepido appoggio della Cina ‘amica’, il presidente russo ha una sola strada da seguire per scongiurare un disastro che trascinerebbe nel baratro anche lui.

Putin ha bisogno di uscire dalla crisi a testa alta, portandosi dietro qualche risultato da esporre sui tavoli del Cremlino. Il rischio più serio che corriamo tutti noi risiede nel sorriso beffardo che potrebbe comparire sui volti dei suoi oligarchi, qualora si dovessero verificare pubblicamente gli esiti disastrosi delle scelte del presidente.

Putin non può e non deve perdere la faccia, perché tale ipotesi sarebbe strettamente imparentata con la volontà di portare fino alle estreme conseguenze il suo atto di guerra.

Ad un politico non sono perdonati mai gli errori marchiani e le incoerenze, figuriamoci a un dittatore che in 20 anni ha dominato il suo Paese e non certo lo ha governato.

Dopo 20 anni la Storia insegna che i tiranni vanno incontro ad un finale drammatico. Un finale scritto anche per lui.



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