Sant’Oronzo, ecco il programma religioso della festa con alcune novità

L’Arcidiocesi di Lecce ha reso noto il programma dei riti religiosi e di uno dei due eventi artistico-culturali, vera novità di quest’anno.

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Con una Messa solenne presieduta dall’Arcivescovo Michele Seccia in cattedrale ieri sera alle 19, primi vespri della Solennità dell’Assunta, si sono aperte ufficialmente le celebrazioni liturgiche in onore dei Santi Patroni di Lecce, Oronzo, Giusto e Fortunato.

L’Arcidiocesi di Lecce ha, quindi, reso noto il programma per quel che attiene all’aspetto religioso della festa.

Sempre nella serata di ieri si è svolta la tradizionale intronizzazione dei simulacri dei tre Patroni sull’altare dominato dalla pregiata tela del Coppola che raffigura il primo vescovo di Lecce.

Il programma

Domani, 16 agosto 2018, avranno inizio “I Giorni dell’Undena” in preparazione alla Solennità del 26 agosto. Ogni sera alle 19 la messa con una riflessione sui temi del martirio e del servizio, tenuta dall’arcivescovo il primo giorno e, nei giorni successivi, da alcuni sacerdoti della diocesi.

Le novità

La novità di quest’anno sono due eventi artistico-culturali sempre a sfondo religioso.

Sabato 18 agosto alle 20 in Cattedrale un Concerto d’organo a cura degli allievi del Maestro Rizzato del Conservatorio “T. Schipa” di Lecce.

Martedì 21 agosto, invece, nella chiesa di Sant’Irene alle 21, “La Croce e la Fisarmonica”, il racconto teatrale dedicato alla figura di don Tonino Bello, di Enrico Messina e Mirko Lodedo per la regia di Carlo Bruni.


Lo spettacolo è ad ingresso gratuito ed è vincitore della terza edizione della rassegna “I teatri del sacro”. Un “racconto emozionante e nitido di un profeta del nostro tempo”.

“Nella sua casa natale – rivelano gli autori dello spettacolo – fra molti ricordi, regali, testimonianze d’affetto, c’è il disegno di una bambina delle elementari che lo ritrae, in piedi, su di una fragile e variopinta barchetta a vela, braccia larghe e mani che tengono rispettivamente una croce ed una fisarmonica. Prediligendo il potere dei segni ai segni del potere, don Tonino Bello ha esercitato il suo mandato coniugando uno straordinario rigore evangelico, con un anticonformismo capace di spiazzare i più arditi rivoluzionari; associando a una fede profonda, una laicità che a molti, ancora oggi, sembrerebbe paradossale per un prete: tenendo insieme croce e fisarmonica”.

“Questo lavoro – concludono – non tenta una sintesi di quel ricchissimo patrimonio, non costruisce un reliquiario, per quanto venerabile, in cui esporlo. Vuole piuttosto ricavare l’impronta di un passaggio, perché, per quanto profonda, non rischi d’essere cancellata dal folklore o allontanata da una meritata santificazione”.



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