Chi entra nel mondo delle criptovalute di solito pensa al bitcoin e alle sue oscillazioni. Eppure una parte crescente delle transazioni passa da un tipo di token che fa l’esatto contrario: cerca di restare fermo. Sono le stablecoin, monete digitali agganciate al valore del dollaro o dell’euro. Nel 2026 il loro mercato supera i 300 miliardi di dollari, e in Europa le regole che le riguardano sono cambiate in modo concreto.
Ecco cosa sono, come vengono usate davvero e cosa prevede la normativa europea, con le novità che toccano direttamente chi vive in Italia.
Cosa sono le stablecoin
Una stablecoin è un token che circola su una blockchain, come una criptovaluta, ma il cui valore è legato a quello di una valuta tradizionale. Una stablecoin in dollari punta a valere sempre un dollaro, una in euro sempre un euro.
Per mantenere questo aggancio, l’emittente dovrebbe detenere riserve equivalenti: contanti, depositi bancari, titoli di Stato a breve scadenza. Se le riserve ci sono e sono gestite bene, chi possiede il token può riconvertirlo in moneta tradizionale.
Il mercato è molto concentrato. Secondo i dati di DefiLlama, USDT di Tether e USDC di Circle rappresentano insieme oltre l’80% di tutte le stablecoin in circolazione. Ed è un mercato quasi interamente in dollari: la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha ricordato che circa il 98-99% delle stablecoin è denominato nella valuta statunitense.
Come si usano davvero
Per anni le stablecoin sono servite soprattutto a chi faceva trading: un posto dove “parcheggiare” il valore tra un acquisto e una vendita, senza tornare ogni volta alla banca. Questo uso esiste ancora, ma non è più l’unico.
Oggi le stablecoin vengono usate anche per pagamenti internazionali, rimesse e stipendi a collaboratori in altri Paesi. Un trasferimento può arrivare in pochi secondi, anche di sabato sera, mentre un bonifico internazionale può richiedere giorni.
Molto dipende dalla rete su cui viaggiano. Su alcune blockchain una transazione costa una frazione di centesimo, e questo le rende adatte anche ai piccoli importi. Solana è uno degli esempi più citati: un’analisi pubblicata in Spagna descrive bene l’ecosistema di Solana e le ragioni della sua efficienza, tra velocità di conferma e commissioni minime.
L’uso più interessante, però, si vede lontano dall’Europa. Nei Paesi dove l’accesso alle valute estere è limitato, le stablecoin diventano uno strumento pratico più che finanziario. Cuba è un caso emblematico: il Banco Central de Cuba riconosce gli asset virtuali dal 2021 e nel 2026 ha concesso licenze a un numero limitato di soggetti per pagamenti transfrontalieri. Il quotidiano cubano 14ymedio ha raccontato il ruolo crescente delle valute digitali nell’economia dell’isola, senza nascondere i limiti: connessioni instabili, blackout, accesso difficile alle piattaforme.
Le regole europee: cosa garantisce MiCA
In Europa le stablecoin sono disciplinate dal regolamento MiCA (Regolamento UE 2023/1114). Le norme dedicate a questi token si applicano dalla metà del 2024, quelle sui fornitori di servizi dalla fine dello stesso anno.
MiCA distingue due categorie principali. I token di moneta elettronica (EMT) sono agganciati a una sola valuta ufficiale, come l’euro o il dollaro. I token collegati ad attività (ART) fanno invece riferimento a un paniere di valori, ad esempio più valute o materie prime.
Per gli EMT, le tutele sono precise. Chi li possiede ha un diritto diretto verso l’emittente, che deve rimborsarli in qualsiasi momento, al valore nominale e senza commissioni. L’emittente deve detenere riserve in attività liquide e a basso rischio. In più, né l’emittente né le piattaforme possono pagare interessi a chi detiene questi token. È una scelta voluta: le stablecoin devono servire come mezzo di pagamento, non come prodotto di risparmio.
Va detto anche cosa MiCA non fa. Non elimina il rischio che un emittente o una piattaforma abbiano problemi, e non trasforma le stablecoin in depositi bancari garantiti. Nell’ottobre 2025 le tre autorità europee di vigilanza (EBA, ESMA ed EIOPA) hanno ricordato ai consumatori che la protezione può essere limitata, a seconda del token, del servizio e del fornitore.
Perché l’USDT è sparito da alcune piattaforme europee
L’effetto più visibile di MiCA riguarda proprio la stablecoin più usata al mondo. Tether non ha adeguato USDT ai requisiti europei, e nel marzo 2025 grandi piattaforme come Binance e Kraken hanno interrotto la compravendita a pronti di USDT per i clienti dello Spazio economico europeo.
Su questo punto circola parecchia confusione. Possedere USDT non è vietato. Ciò che è cambiato è che le piattaforme autorizzate nell’UE non lo offrono più in compravendita ai clienti europei. Molte hanno invitato gli utenti a convertire i saldi in stablecoin conformi, come USDC.
Italia: chi vigila e cosa cambia nel 2026
In Italia la vigilanza è divisa tra Consob e Banca d’Italia. Consob autorizza i prestatori di servizi per le cripto-attività d’intesa con Banca d’Italia, che si occupa in particolare dei token di moneta elettronica.
Il periodo transitorio si è chiuso per tappe. Gli operatori già registrati potevano continuare fino al 30 dicembre 2025. Chi aveva presentato domanda di autorizzazione entro quella data ha potuto proseguire fino alla decisione, e comunque non oltre il 30 giugno 2026. Oggi conta una sola cosa: se l’operatore è autorizzato. Il registro dei soggetti abilitati è consultabile sul sito della Consob.
Ci sono novità anche sul piano fiscale. Dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze sulle cripto-attività sono tassate al 33%, contro il 26% precedente. La legge di bilancio 2026 ha però previsto un’eccezione: per i token di moneta elettronica denominati in euro e conformi a MiCA resta l’aliquota del 26%. In assenza di chiarimenti ufficiali diversi, le stablecoin in dollari come USDT rientrano nel regime ordinario.
La partita della stablecoin in euro
Se il mercato è quasi tutto in dollari, l’Europa può avere una sua alternativa? Il tentativo più concreto arriva dalle banche. Qivalis è una società con sede ad Amsterdam sostenuta da 37 banche di 15 Paesi, tra cui le italiane UniCredit, Banca Sella, Intesa Sanpaolo e BPER. A ottobre 2026 ha ottenuto dalla banca centrale olandese la licenza di istituto di moneta elettronica, e il primo token in euro è atteso nei prossimi mesi.
Non tutti sono convinti. A maggio 2026 Christine Lagarde ha sostenuto che le stablecoin in euro non sono un modo efficiente per rafforzare il ruolo internazionale della moneta unica, e che i rischi per la stabilità finanziaria superano i benefici. La BCE punta piuttosto sull’euro digitale. Il confronto è aperto, e il suo esito influirà su come pagheremo online nei prossimi anni.
Cosa controllare prima di usarle
Le regole aiutano, ma le scelte restano personali. Prima di usare una stablecoin vale la pena:
- verificare chi la emette e se è conforme a MiCA, soprattutto se la si acquista in Europa;
- controllare che la piattaforma sia autorizzata, consultando il registro della Consob o quello europeo dell’ESMA;
- scegliere la rete giusta, perché lo stesso token esiste su blockchain diverse e un invio sulla rete sbagliata può far perdere i fondi;
- conservare la documentazione di acquisti, vendite e conversioni per la dichiarazione dei redditi;
- diffidare di chi promette rendimenti sulle stablecoin: in Europa, per gli EMT, gli interessi sono vietati per legge.
Per chi deve spostare valore tra token o tra reti diverse, conta anche lo strumento. Esiste più di un modo semplice per cambiare criptovalute online: l’importante è che le commissioni siano chiare prima della conferma, che la rete di destinazione sia indicata senza ambiguità e che ogni operazione lasci una ricevuta.
In sintesi
Le stablecoin non sono una scommessa sul prezzo. Sono un’infrastruttura di pagamento che sta crescendo in fretta, con usi molto concreti dove le banche arrivano a fatica. In Europa MiCA ha fissato regole chiare su rimborsi, riserve e interessi. In Italia il 2026 porta una vigilanza a pieno regime e un fisco che distingue tra stablecoin in euro e il resto delle criptovalute. Capire queste differenze è il primo passo per usarle con consapevolezza.






