La terza ondata di calore di questa stagione estiva sta stringendo in una morsa soffocante l’intera penisola, ma è nel Mezzogiorno, e in particolare in Puglia, che la situazione si sta facendo estremamente gravosa. Per i pugliesi non si tratta semplicemente di un picco passeggero, bensì del prolungamento di una lunghissima fase torrida che da quasi due mesi concede pochissime tregue. Dal Tavoliere fino al Salento, passando per la Terra di Bari e le Murge, le temperature diurne superano costantemente i 38 °C con punte che nelle aree interne sfiorano i 42 °C. A rendere l’atmosfera ancora più opprimente intervengono le cosiddette notti tropicali, durante le quali la colonnina di mercurio si rifiuta di scendere sotto i 25-27 °C. Questo specifico disagio notturno è amplificato dalla temperatura superficiale dei mari Adriatico e Ionio, che hanno ormai raggiunto la soglia critica dei 30 °C; le acque calde cedono calore e umidità all’aria costiera per tutta la notte, saturando l’atmosfera e impedendo il naturale raffreddamento del suolo per irraggiamento.
Dal punto di vista strettamente meteorologico e fisico, questo fenomeno estremo è governato da dinamiche ben precise che vanno oltre il semplice “arrivo del vento dal deserto”. All’origine di tutto c’è l’espansione verso nord della Cella di Hadley, la gigantesca circolazione atmosferica equatoriale che normalmente fa discendere aria secca e calda in corrispondenza del deserto del Sahara. Quando questa cella si dilata o subisce un’anomala spinta verso le medie latitudini, genera un imponente promontorio subtropicale, comunemente noto come anticiclone africano.
La vera e propria fabbrica del caldo si attiva a causa di un processo fisico chiamato subsidenza atmosferica. All’interno di questa enorme cupola di alta pressione, l’aria non sale, ma viene letteralmente schiacciata verso il basso dai livelli superiori dell’atmosfera. Durante la discesa forzata, l’aria incontra una pressione sempre maggiore e subisce una compressione adiabatica: le molecole di gas vengono compresse in un volume minore, un processo che per motivi termodinamici ne innalza drasticamente la temperatura senza bisogno di apportare calore esterno. Questa compressione non solo surriscalda l’aria, ma dissolve anche le nubi e inibisce qualsiasi moto convettivo verticale, creando una vera e propria cappa statica. Sotto questa cupola invisibile si accumula costantemente l’irraggiamento solare diurno, mentre l’avvezione calda, ovvero il trasporto orizzontale di masse d’aria già surriscaldate direttamente dal Nord Africa, funge da ulteriore combustibile per l’anomalia termica.
Il quadro pugliese e meridionale comincerà a cambiare solo sul finire del fine settimana. Una profonda saccatura di origine atlantica, colma di aria decisamente più fredda e instabile, riuscirà a perforare la solida barriera dell’anticiclone a partire dal Nord Italia. Sebbene la Puglia e il basso Adriatico si trovino geograficamente più ai margini di questo primo assalto instabile, lo scontro termico tra l’aria fresca in arrivo e il serbatoio di calore accumulato sul territorio sarà inevitabile. Tra domenica sera e l’inizio della nuova settimana, l’ingresso dei venti di maestrale determinerà un progressivo e sensibile calo delle temperature, ma la transizione potrebbe rivelarsi brusca. L’enorme quantità di energia termica e di vapore acqueo intrappolata sopra i nostri mari a 30 °C rappresenta infatti il carburante ideale per la genesi di fenomeni temporaleschi localizzati ma potenzialmente violenti, con il rischio di grandinate e forti colpi di vento che spazzeranno via, non senza qualche scossone, questa opprimente canicola.






