Violenza sulle donne, quando si urla a gran voce NO!

#noallaviolenzasulledonne ma anche #stopviolence, #chitipicchianontiama. Qualunque sia l’hastag usato l’importante è urlare a gran voce il no alla violenza sulle donne.

Mogli, fidanzate, amiche, ex o conoscenti… “semplicemente” donne vittime di una violenza ingiustificata che si scatena quasi sempre all’interno delle mura domestiche, lì dove dovrebbero essere al sicuro, lì dove la paura sfocia a volte nella “giustificazione”. Storie di vita quotidiana simili, ma diverse, tutte accomunate da un unico tragico epilogo.

Impossibile ricordarle ad una ad una, e allora si usa la parola «Femminicidio», un termine che abbiamo imparato a pronunciare solo di recente per dare finalmente un nome, che suona antico ma non lo è affatto, all’uccisione delle donne per mano di chi troppo facilmente si nasconde dietro la scusa del troppo amore, una “parola” da alcuni usata male.

Ogni tre giorni, in Italia, una donna viene uccisa. Una conta vergognosa che fa capire che parlare non è mai abbastanza, sui giornali e non, altrimenti difficilmente le drammatiche statistiche aggiornate dopo ogni fatto di cronaca riusciranno ad avere un’inversione di tendenza.

Se c’è una cosa che, oggi più di ieri, può aiutare in questo senso sono i social network. Sin dalle prime ore del mattino, infatti, migliaia di utenti (uomini e donne) hanno iniziato a esprimere il proprio pensiero attraverso post e tweet. La quantità dei messaggi condivisi in rete ha fatto “salire” tra le tendenze principali di giornata gli hashtag come “#25Novembre”, “#noallaviolenzasulledonne”, “#femminicidio”, “#violenzasulledonne”, “#Stopviolence”.

E mentre si moltiplicano le iniziative, si analizzano i casi della cattiveria umana spinta fino al limite, mentre si discute del «fenomeno» e si tenta di rompere il silenzio anche in occasione del 25 novembre, la giornata dedicata alla violenza contro le donne, una domanda non ha ancora trovato risposta: «perché?».