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Processo al sindaco di Specchia. Le dichiarazioni dell’avvocato di parte civile

Assiste Carlo Cadorna, nipote del generale e colonnello in congedo. Ricordiamo che nelle scorse ore, Anna Laura Remigi è stata condannata aver offeso la memoria di Luigi Cadorna, il “maresciallo d’Italia”.

by Angelo Centonze
6 Luglio 2026 16:41
in Cronaca
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fascia-tricolore

La fascia tricolore del Sindaco

Dopo la condanna a conclusione del processo in primo grado, del Sindaco  di Specchia, Anna Laura Remigi, accusata di aver offeso la memoria di Luigi Cadorna, il “maresciallo d’Italia”, figura di rilevanza storica, a capo dell’Esercito Regio nella prima guerra mondiale, e le dichiarazioni della stessa, arriva la nota stampa dell’avvocato Andrea Tirondola, legale di parte civile.

Assiste Carlo Cadorna, nipote del generale e colonnello in congedo. Ecco le sue dichiarazioni: “Quale difensore del col. Carlo Cadorna, parte civile nel processo penale che ha visto condannata il sindaco di Specchia Anna Laura Remigi per diffamazione nei confronti di Luigi Cadorna, formulo alcune considerazioni in merito a quanto pubblicato dagli organi d’informazione. È anzitutto opportuno ricordare che oggetto del procedimento non è stata la figura storica di Luigi Cadorna (sin dall’atto di querela si è evidenziato che la storia non si fa nei tribunali) bensì quanto detto e scritto dall’imputata: parole quali “pazzo furioso”, “povero idiota”, “ominicchio di guerra”, “macellaio, senza offesa per i macellai”, paragonandolo a personaggi quali il mostro di Firenze o “Jeck” (così ha scritto) lo squartatore; e molto altro. Non si tratta di legittima critica, ma di pure offese, oltretutto fondate su conoscenze storiche a dir poco superficiali. Basti ricordare che l’imputata ha riferito del misterioso istituto romano della “decima azione” (con molti saluti alla decimatio), ha parlato di “soldati buttati nelle trincee a Trieste” (dove notoriamente si è combattuto), affermato che Cadorna non andò mai in trincea (e vi sono innumerevoli prove del contrario), fino a citare quale fonte storiografica il grottesco film di fantasia “Uomini contro”.

Ed continua il legale: “La difesa dell’imputata ha richiamato, per giustificare tali frasi, una cosiddetta “storiografia ufficiale”, laddove si è potuto ricordare che la storia si fa anzitutto sulle fonti, non certo con Wikipedia, le ricerche su Google o basandosi su programmi televisivi; e per discutere di storia militare occorre avere minime conoscenze di materie quali strategia, tattica, logistica, organica e magari anche diritto penale militare. Le fonti primarie confermano non solo che Luigi Cadorna non era un mostro sanguinario e che il suo operato fu fondamentale per la vittoria finale: tesi che, se non è sostenuta dagli storici da bar (fino all’altro giorno allenatori della Nazionale o virologi), lo è da parte della storiografica militare competente. Gli stessi vertici degli eserciti austriaco e tedesco affermarono di avere perso la guerra per “colpa” di Cadorna. Né furono da meno i combattenti italiani, che per Cadorna caduto in disgrazia promossero una sottoscrizione nazionale per donargli una casa fino a esigere dal governo Mussolini, a lui più che ostile, la sua nomina a Maresciallo d’Italia”.

Il legale aggiunge: “Spiace che su queste tematiche il sindaco Remigi – che pure ha affermato di avere “studiato” tali temi – non abbia voluto rispondere in tribunale: sarebbe stato interessante approfondire le sue conoscenze storiche, ma l’imputata ha ritirato la sua disponibilità a farsi esaminare. Sarebbe stato altrettanto curioso sentire i testi della difesa, non ammessi, Aldo Cazzullo – tutto fuorché uno storico, ma parla in televisione quindi dice il Vero – e Marco Mondini, già condannato per diffamazione aggravata nei confronti di Luigi (e Carlo) Cadorna. È stato invece sentito il prof. Barbero: al riguardo si è letto di una sua “lectio magistralis”. Al contrario, e chi ha assistito all’udienza lo sa bene, il prof. Barbero si è trovato in serio imbarazzo quando, di fronte a una ventina di domande specifiche su circostanze e nomi, ha infilato una serie

di “non so”, così come – pur avendo disquisito sulle fucilazioni – richiesto di lumi sulla legislazione penale militare del tempo ha risposto sorridendo “non ne ho la più pallida idea”; il che è comprensibile, non essendo il pur ottimo Barbero uno storico militare della Grande Guerra. Egli tuttavia ha dovuto ammettere che Luigi Cadorna era il migliore generale del suo tempo e i suoi indubbi meriti nella concezione strategica di logoramento che portò alla vittoria, nella gestione ordinata della ritirata di Caporetto e nella predisposizione della linea difensiva Grappa-Piave”.

La sentenza del Tribunale di Lecce ha ribadito un principio già recentemente chiarito dalla Cassazione proprio riguardo alla figura di Cadorna: la critica storica (meglio se avveduta, e non basata sul sentito dire) è legittima e necessaria, ma è ben distinta dall’insulto gratuito alla persona, che nulla aggiunge al dibattito se non chiarire la completa mancanza di conoscenza di chi ha l’offesa quale unico argomento. Luigi Cadorna ebbe molti nemici: non i combattenti, ma gli strateghi da salotto e i politici di ogni colore, dai liberali ai cattolici, dai socialisti ai fascisti (si vedano gli articoli di Mussolini e Farinacci, con le stesse argomentazioni dei critici odierni), fino oggi agli indipendentisti veneti o neoborbonici. Nessuno di costoro gli ha perdonato doti che per i propagandisti gridano vendetta: competenza, senso di responsabilità, assenza di retorica, rigore morale. In calce al suo diario di guerra Attilio Frescura, che visse gli orrori di quel conflitto sugli Altipiani e sul Carso, scrisse: “Gli uomini della tempra di Luigi Cadorna onorano una gente”. Concorde fu Nello Rosselli: “un uomo diritto e solido la cui voce, fra tanto gracidio, fa bene;è ancora, in Italia, per fortuna, qualche testa solida”.

Tags: diffamazione
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