Termina con una condanna e due assoluzioni, il processo di primo grado per la morte di Stefano Vetrugno, giovane operaio precipitato al suolo da più di cinque metri, mentre puliva la facciata di una sala ricevimenti, il 18 giugno del 2018.
Ieri, il giudice Elena Coppola ha condannato a 3 anni e 6 mesi, Mario Damiano Pati, legale rappresentante della società proprietaria della struttura, ITAP S.r.l. Disposto il risarcimento dei danni, in altra sede, e una provvisionale di 120.000 euro, in favore del padre e dei fratelli della vittima, parte civile con gli avvocati Francesca Conte ed Anna Denise Berio. Il pm Alberto Santacatterina aveva chiesto l’assoluzione. L’imputato, difeso dagli avvocati Giuseppe Romano e Francesco Vergine, dopo le motivazioni che saranno depositate entro 90 giorni, potrà fare ricorso in Appello.
Assolti con la formula “perché il fatto non sussiste”, Dario Montanaro, presidente della cooperativa che nel 2009 aveva eseguito i lavori di costruzione, difeso dagli avvocati Roberto Rella e Laura Indennidate e l’architetto Carlo Leaci, direttore dei lavori, difeso dagli avvocati Luigi Covella e Giusy Torre.
Stefano Vetrugno, 32enne di Carmiano, si trovava nel cantiere della sala ricevimenti del ristorante “Villa Marchesi”, a Novoli situato sulla provinciale Carmiano-Salice Salentino. Intorno alle 6.30, stava pulendo la balaustra in pietra leccese sul lastrico solare. Quattro colonnine hanno ceduto e l’uomo è precipitato da circa cinque metri d’altezza, morendo sul colpo.
In base all’accusa, rappresentata all’epoca dei fatti, dal pm Paola Guglelmi, la morte dell’operaio sarebbe scaturita da una serie di negligenze. Pati non avrebbe verificato i requisiti tecnico professionali della vittima. Invece, Montanaro avrebbe omesso di realizzare la balaustra nel rispetto della “regola dell’arte”. Infine, Leaci non avrebbe vigilato sulla corretta esecuzione della messa in opera della balaustra.
Dopo 8 anni dal tragico evento, a seguito di una complessa istruttoria dibattimentale, sono arrivate una condanna e due assoluzioni. Gli avvocati Conte e Berio, visibilmente commosse, hanno affermato che “Questa sentenza afferma un principio semplice e che dovrebbe essere scontato: la sicurezza sul lavoro non è un costo aziendale, è un diritto inviolabile di ogni persona e non può essere mai negoziabile. E’ una decisione che restituisce dignità alla memoria del povero Stefano Vetrugno e che assume un significato ancora più forte in una giornata che registra purtroppo altri infortuni mortali sul lavoro. Non si può morire di lavoro”.
Giovane operaio morì nel cantiere di una sala ricevimenti, una condanna e due assoluzioni
Processo per la morte di Stefano Vetrugno, operaio 32enne precipitato nel 2018 a Novoli: una condanna a 3 anni e...





