Con l’entrata in vigore del nuovo decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si apre una nuova era per gli automobilisti italiani e per la viabilità del nostro territorio. Il provvedimento punta a fare massima trasparenza e a eliminare le cosiddette postazioni trappola, introducendo novità fondamentali per chiunque riceva una sanzione per eccesso di velocità sulla nostra rete stradale. La notizia principale è che da oggi ogni cittadino ha la possibilità di verificare direttamente online se l’apparecchio che ha scattato la foto è perfettamente a norma o se, al contrario, risulta fuorilegge.
Addio al caos: cosa cambia con il nuovo decreto
Fino a ieri la materia è stata oggetto di una vera e propria battaglia legale tra comuni e automobilisti, alimentata dalla complessa distinzione tra dispositivi approvati e dispositivi omologati, una dicitura che ha portato la Corte di Cassazione ad annullare migliaia di verbali in tutta Italia. Il nuovo regolamento mette finalmente ordine a questo scenario stabilendo che circa 850 dispositivi a livello nazionale sono stati spenti poiché non conformi ai nuovi standard tecnici. Di contro, circa 3150 apparecchi hanno superato l’esame e rimangono attivi sul territorio, considerati automaticamente idonei dopo un periodo di transizione. Tra le regole introdotte vi sono anche precisi margini di tolleranza per i test di verifica, che fissano lo scarto tra la velocità registrata e quella reale a un massimo di tre chilometri orari sotto i cento all’ora, o del tre per cento sopra tale soglia. La regola d’oro introdotta dal decreto stabilisce che un autovelox semplicemente approvato, ma privo di regolare omologazione tecnica aggiornata, non può più essere utilizzato per elevare sanzioni.
La guida pratica: come verificare la multa in 4 passi
Per gli automobilisti che ricevono un verbale a casa diventa quindi fondamentale effettuare un controllo prima di procedere al pagamento. Il Ministero ha attivato una piattaforma pubblica di trasparenza dove è possibile verificare in tempo reale lo stato di ogni singolo apparecchio. La procedura da seguire è lineare e richiede come primo passo il recupero dei dati identificativi presenti sul foglio della multa, nello specifico la marca, il modello e il numero di matricola dell’autovelox. Successivamente ci si deve collegare al portale ufficiale telematico messo a disposizione dal Ministero e inserire questi dati all’interno dei campi di ricerca. Il sistema mostrerà immediatamente se il dispositivo è regolarmente censito nel database nazionale e se possiede gli estremi del decreto ministeriale di omologazione. Qualora l’apparecchio non dovesse comparire nell’elenco o risultasse privo di una documentazione valida, l’automobilista si troverà tra le mani le basi legali per contestare la sanzione.
Cosa fare se l’autovelox non è in regola?
Nel caso in cui l’autovelox risulti non a norma, il cittadino può scegliere due strade diverse per fare ricorso e chiedere l’annullamento del verbale, prestando però attenzione alle scadenze temporali. La prima opzione consiste nel rivolgersi al Giudice di Pace competente per territorio entro trenta giorni dalla notifica della multa. Questa via richiede il pagamento di un contributo unificato come tassa di avvio, ma offre il vantaggio di un giudizio più approfondito e personalizzato. La seconda opzione, completamente gratuita, prevede il ricorso al Prefetto locale entro sessanta giorni dalla notifica, inviabile tramite raccomandata o posta elettronica certificata. Bisogna tuttavia ricordare che, in caso di respingimento del ricorso da parte della Prefettura, l’importo della sanzione originale raddoppia automaticamente. È inoltre importante sottolineare che il nuovo decreto non ha valore retroattivo, il che significa che le nuove disposizioni non possono essere utilizzate per contestare multe già pagate o verbali per i quali i termini di ricorso sono ormai scaduti. Sebbene l’invito alla guida prudente e al rispetto dei limiti resti sempre la priorità assoluta per la sicurezza di tutti, da oggi i cittadini dispongono finalmente di uno strumento chiaro per difendersi da controlli non conformi alla legge.






