Per capire gli ultimi aggiornamenti sul caso dell’omicidio di Stefano Tomeo, ucciso per errore davanti ad un circolo ricreativo di Copertino, bisogna riassumere, passo dopo passo, quella notte dell’11 aprile. Il 50enne era stato freddato da un colpo di arma da fuoco, sparato a bruciapelo appena sceso da un’auto. Al volante c’era un amico, Angelo Ciccarese, il vero bersaglio dell’agguato così come ricostruito nelle indagini degli uomini in divisa. Tomeo, insomma, si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, vittima inconsapevole di una resa dei conti maturata attorno a vecchie tensioni personali. Stando a quanto ricostruito, infatti, il grilletto sarebbe stato premuto per mettere fine a vecchie ruggini, ad una diatriba di affitti e bollette non pagate. Il guidatore sopravvissuto, infatti, avrebbe ‘minacciato’ un infermiere, Gianluca De Paolis, per costringerlo a pagare i debiti. L’uomo anziché bussare alle porte delle forze dell’Ordine, si sarebbe rivolto a Giovanni Calasso, storico esponente della Sacra corona unita, che avrebbe accettato di risolvere la questione a modo suo con l’aiuto di Andrea Negri, cugino dell’infermiere.
Nelle ultime ore, ci sono state importanti novità. Il 53enne Gianluca De Paolis, infermiere di professione, finito in carcere il 3 luglio scorso, nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Stefano Tomeo, è tornato in libertà. Per lui, assistito dall’avvocato Luigi Corvaglia, il tribunale del Riesame (presidente Carlo Cazzella) ha disposto l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare, per assenza di gravi indizi di colpevolezza.
Per gli altri due indagati, invece, è caduta dinanzi al Riesame, l’aggravante della premeditazione. Ad ogni modo, il 49enne Andrea Negri, difeso dagli avvocati Ladislao Massari e Luca Pedone, resta in carcere. Riguardo al 61enne Giovanni Calasso, assistito sempre dagli stessi due legali, il Riesame ha concesso gli arresti domiciliari per incompatibilità del suo stato di salute con il regime carcerario.
Per le motivazioni del provvedimento bisognerà attendere trenta giorni.
Ricordiamo che nel corso dell’interrogatorio di garanzia, i tre arrestati sono rimasti in silenzio davanti al gip Tea Verderosa, poiché si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Sono accusati a vario titolo di omicidio e tentato omicidio in concorso aggravati dalla premeditazione e dal metodo mafioso.
L’agguato finito con la morte di Stefano Tomeo
Una lite nata per soldi, un appuntamento chiarificatore e un errore fatale: così Stefano Tomeo ha perso la vita la sera dell’11 aprile davanti a un circolo di Copertino. Secondo l’accusa, rappresentata dal pm Francesco Ciardo, sulla scorta delle indagini condotte dai carabinieri del comando provinciale di Lecce, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, il presunto autore materiale dell’omicidio, Giovanni Calasso (che aveva già ottenuto i domiciliari per motivi di salute) doveva presenziare ad un appuntamento per risolvere una lite.
All’incontro dovevano partecipare Angelo Ciccarese, (arrivato in auto con il suo amico Stefano Tomeo), Gianluca De Paolis, e suo cugino Andrea Negri. Con loro si presentò, Calasso, ritenuto dagli inquirenti uno storico boss della Scu, armato di pistola. Tomeo scese dall’auto e Calasso avrebbe sparato, uccidendolo. Il 49enne non era il vero obiettivo dei tre, ma come abbiamo visto, qualcosa andò storto.
Ciccarese, alcuni mesi prima, aveva affittato una casa a De Paolis, pretendendo a fine contratto il pagamento di bollette che riteneva insolute. E avrebbe minacciato più volte di morte il 52enne. De Paolis, anziché denunciare le minacce alle forze dell’ordine, aveva chiesto aiuto al cugino, Andrea Negri, il quale si era rivolto a Calasso.
Per Ciccarese è scattata anche una denuncia per tentata estorsione, mentre per favoreggiamento sono stati denunciati il gestore e un avventore del circolo “Le Club” (chiuso, nelle scorse ore, con provvedimento del Questore) dove il gruppo si era dato appuntamento. Sul fondo della vicenda si intravede un intreccio più ampio, fatto di passaggi di consegne, richieste di aiuto e persone chiamate in causa per dare forza a una lite che, da privata, avrebbe preso una piega sempre più grave. Gianluca De Paolis, Andrea Negri e Giovanni Calasso sono i nomi che, secondo gli inquirenti, si intrecciano in questa storia di pressioni e vendette, fino al colpo che ha spento la vita di un uomo che, con ogni probabilità, si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato.






