Arrivano cospicue riduzioni di pena e cade l’accusa di associazione mafiosa per tutti gli imputati nel processo di appello bis relativo all’operazione antidroga “Battleship”, culminata nel marzo del 2019 con 14 arresti.
La Corte d’appello di Lecce, dopo che la Cassazione aveva annullato con rinvio le condanne del primo processo di appello, ha inflitto 11 anni e 4 mesi per Alessandro Caracciolo e a 10 anni, 2 mesi e 20 giorni per la moglie Maria Antonietta Montenegro (da 20 anni ciascuno). Erano indicati come i vertici del gruppo con base a Monteroni e ritenuto attivo anche nei territori di Leverano, Copertino e Porto Cesareo.
Invece, Altin Shehaj è stato condannato a 16 anni, 9 mesi e 24 giorni di reclusione (annullati i 18 anni, 6 mesi e 20 giorni). Per Angelo Cosimo Calcagnile, condanna a 5 anni e 4 mesi (da 13 anni, 10 mesi e 20 giorni); per Simona Caracciolo, 6 anni, 10 mesi e 20 giorni (da 10 anni ed 8 mesi); per Antonio Cordella 4 anni (da 10 anni, 2 mesi e 20 giorni); per Salvatore Conte, condanna a 4 anni (da 14 anni); per Alessandro Francesco Iacono, 3 anni e 4 mesi (da 9 anni e 4 mesi).
E poi, Bruno Guida, è stato condannato a 2 anni e 2 mesi (da 5 anni, 7 mesi e 10 giorni), mentre per Cristian Nestola condanna di 2 anni e 8 mesi (da 9 anni, 1 mese e 10 giorni). Per Andrea Quarta, 49 anni, la pena è stata di 3 anni e 6 mesi (da 5 anni, 4 mesi e 20 giorni). L’omonimo Andrea Quarta, 44 anni, è stato condannato a 1 anno e 4 mesi (da 8 anni, 9 mesi e 10 giorni). Per Mirco Burroni la pena è stata di 8 anni, 2 mesi e 20 giorni (da 12 anni, 9 mesi e 10 giorni).
La Corte ha inoltre pronunciato assoluzioni parziali ed è stata riconosciuta l’ipotesi lieve per il traffico di droga.
Dalla Cassazione al nuovo giudizio
Nel 2020, il gup inflisse pene per oltre due secoli di carcere. In alcuni casi cadde già l’accusa di associazione mafiosa. Furono condannati a 20 anni ciascuno Alessandro Caracciolo e la moglie Maria Antonietta Montenegro. Le pene furono confermate in Appello, ma la Cassazione le annullò con rinvio, per la celebrazione di un nuovo processo con tredici imputati, conclusosi in queste ore.
Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati: Luca Puce, Ladislao Massari, Cosimo D’Agostino, Massimo Bellini, Francesco Fasano, Giuseppe Presicce, Rocco Vincenti, Giuseppe Bonsegna, Giuseppe Romano.
L’inchiesta e il ruolo delle donne nel clan
Nei mesi scorsi, si è concluso con 4 condanne per oltre 30 anni di carcere, ma anche con diverse assoluzioni e una serie di proscioglimenti per prescrizione, il processo con rito ordinario. I giudici hanno inflitto 14 anni di reclusione a Maria Lucia Maniglia di Monteroni, mentre Erika Caracciolo di Copertino è stata assolta.
I reati contestati nell’inchiesta, coordinata dalla Dda e condotta dalla Guardia di Finanza, a vario titolo erano: associazione di tipo mafioso, associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga, estorsione, rapina, furto e minaccia aggravata. Secondo la tesi accusatoria, un ruolo chiave era ricoperto dalle donne del presunto clan mafioso “Caracciolo-Montenegro” di Monteroni, ritenuto una costola del clan Tornese, che impartivano ordini e ricorrevano ad intimidazioni.





