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Maxi truffa a banche ed assicurazioni e false patenti: arrivano sei condanne con il rito abbreviato

by Angelo Centonze
2 Febbraio 2021 15:55
in Cronaca
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Il gup Cinzia Vergine, al termine del rito abbreviato che consente lo sconto di pena di un terzo, ha inflitto: 6 anni per Domenico Cezza, 52enne, di Poggiardo (la Procura ha chiesto 6 anni); 3 anni, 9 mesi e 10 giorni per Anna Pantalea De Pascalis, 54enne di Martano (chiesti 4 anni e 6 mesi); 3 anni e 10 mesi per Luigi Minghetti, alias Pittbull, 61enne di Acquarica-Presicce (4 anni); 2 anni e 10 per Pantaleo Martano, 55enne di Melendugno (2 anni ed 8 mesi) e 3 anni per Orazio Orlacchio, 49enne, di Poggiardo (2 anni ed 8 mesi); 4 mesi con pena sospesa per Vincenzo Montinaro, 49 anni di Melendugno (6 mesi).

Non solo, il giudice ha dichiarato Cezza “interdetto in perpetuo” dai pubblici uffici e De Pascalis, Orlacchio e Minghetti per tre anni. Interdizione legale per la durata della pena nei confronti del solo Cezza. Il giudice ha, inoltre, disposto nei confronti degli imputati (escluso Orlacchio) il risarcimento in separata sede in favore della banca che si era costituita parte civile con l’avvocato Paolo Pepe.

Gli imputati rispondevano a vario titolo ed in diversa misura di associazione a delinquere, truffa aggravata, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale e da privato, falso in documento valido per l’espatrio.

Al termine del processo, gli imputati sono stati assolti dall’accusa di associazione a delinquere. Ed il solo Cezza dal reato di falsità materiale per un episodio.

Sono assistiti dagli avvocati: Dimitry Conte, Umberto Leo, Massimo Bellini, Mario Blandolino, David Alemanno, Stefano Stefanelli e Oronzo Carrozzini che una volta depositate le motivazioni (entro 60 giorni) faranno ricorso in Appello.

L’operazione “Camaleonte”

L’operazione, denominata “Camaleonte”, è stata condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico finanziaria di Lecce e coordinata dal dal sostituto procuratore Stefania Mininni. I fatti si sarebbero verificati a partire dal mese di luglio del 2018 e fino a febbraio del 2020.

I finanzieri hanno sviluppato le indagini partendo da un mutuo ipotecario erogato da una Banca di Galatina (parte offesa nel procedimento), in favore di una persona presentatasi quale agente della “Polizia di Stato”, ma le cui generalità, in realtà, appartenevano a uno sportivo, un ex fantino di origine toscana, defunto nel 2014. Il mutuo di un importo di 100mila euro faceva riferimento ad una operazione fittizia di compravendita immobiliare.

Da questo episodio è venuta a galla l’esistenza di un’associazione a delinquere, attiva nella provincia di Lecce, ma con interessi anche nel brindisino, dedita alla contraffazione di documenti di identità, buste paga e certificazioni amministrative mediante l’uso di dati anagrafici falsi o appartenuti a soggetti defunti, al fine di trarre in inganno l’istituto di credito.

Secondo l’accusa, Cezza stabiliva quali documenti contraffare e incaricava Martano e la De Pascalis della loro concreta realizzazione. Quest’ultima, sfruttando il ruolo di funzionaria di banca, faceva in modo che le truffe ai danni della banca andassero a buon fine. Finché la dipendente non è stata scoperta e licenziata per giusta causa. Ai timbri ed alle false autocertificazioni provvedevano dei soggetti campani non identificati.

Non solo, poiché l’associazione era specializzata nella falsificazione di patenti di guida. E poi, l’associazione a delinquere avrebbe tentato un’altra truffa ai danni di una banca di Lecce per la concessione di un mutuo ipotecario.

L’organizzazione ha poi realizzato una maxi truffa nei confronti di una nota società di assicurazioni di Brindisi, mediante l’attivazione di numerosissime false polizze sulla vita a carico di persone inesistenti o decedute (circa 400 per un valore complessivo di oltre 760 mila euro), grazie al contributo dell’agente assicurativo Andrea Orlacchio che “aggiustava” le pratiche, senza che la direzione se ne accorgesse.

Cezza, Martano, De Pascalis ed Orlacchio vennero arrestati nel febbraio scorso, dopo essere stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare a firma del gip Giovanni Gallo. In seguito, hanno ottenuto la revoca della misura e sono a piede

Tags: operazione-camaleonte
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