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​D’abitudine diverso 2017, il racconto dell’emigrazione italiana nel mondo in un coinvolgente recital a Collepasso

by Redazione
3 Agosto 2017 20:17
in Cultura & Spettacoli
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È il poliedrico Luigi Marzano e il suo Circolo Culturale Delle idee- Spazio –Kronos, ancora una volta, a ripensare e riflettere Musica, Letteratura, Cinema e Arte in genere, nelle sue espressioni diverse. La grande inventiva, la creatività di un geniale architetto collepassese ha voluto sorprenderci anche quest’anno con la rassegna dal titolo «D'abitudine diverso». Essa, come al solito tutta da seguire, ha quest'anno un unico tema, ossia il racconto di uno dei più grandi esodi della Storia Moderna, vale a dire l'emigrazione italiana.
  
Luigi Marzano, un bel raccontare il suo, un raccontare noi stessi, «poveri ma belli», un rappresentare i nostri nonni non molto diversi dai curdi o dai cingalesi che sbarcano sulle nostre coste. Interrogativi drammatici dietro e dentro le scene volute dalla coautrice Fernanda Cataldo: Ci insediavamo senza creare problemi? Nei paesi di immigrazione eravamo ben accolti? Ci guadagnavamo subito la stima, il rispetto, l’affetto delle popolazioni locali?
  
Si dirà nel corso del recital: "Non eravamo considerati di razza bianca nei tribunali dell’Alabama. Ci era vietato l’accesso alle sale d’aspetto di terza classe alla stazione di Basilea. Venivamo martellati da campagne di stampa indecenti che ci dipingevano come «una maledetta razza di assassini». Cercavamo casa, schiacciati dalla fama d’essere sporchi come maiali. Dovevamo tenere nascosti i bambini come Anna Frank in una Svizzera dove ci era proibito portarceli dietro".
  
In scena domani, start ore 21, in maniera intensa saremo coinvolti negli spostamenti dei nostri connazionali in Europa, in Francia, Svizzera e Germania, in Paesi, cioè, in cui alta era la richiesta di manodopera. La chitarra e la musica d'autore di Francolino Viva ci proietteranno anche per Paesi lontani, Argentina e Brasile prima, verso il sogno statunitense poi…
  
Musica e canzoni del cantautore Roberto Vantaggiato ad accompagnare i primi drammatici anni del ventesimo secolo, in cui i numeri divennero esponenziali: oltre 3 milioni di italiani finirono negli Stati Uniti, oltre 900.000 in Argentina e più di 300.000 in Brasile. Gli italiani che partivano erano poveri, contadini e analfabeti; partivano e viaggiavano in condizioni estreme e quando arrivavano li aspettavano pregiudizio, razzismo e violenze. Il 25% di loro su alcune "carrette dei mari" di quei tempi, moriva durante il tragitto. Lo stereotipo dell’Italiano era poco edificante: mafioso, sporco, che fa molti figli e vive nel degrado; spesso  finiva vittima di abusi ad opera di cittadini e poliziotti, aguzzini quasi mai puniti per i crimini commessi.
  
di Fausto Melissano

Tags: eventi-estivi-2017
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