Di Donato Maglio
Il Piano Condor (o Operazione Condor) era una rete clandestina di cooperazione politica, militare e di intelligence creata nel 1975 dai regimi dittatoriali dell’America Latina per eliminare l’opposizione politica di sinistra e i dissidenti.
L’alleanza fu formalizzata il 28 novembre 1975 a Santiago del Cile. I paesi fondatori e partecipanti furono Cile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia. Il governo degli Stati Uniti, in particolare attraverso il Segretario di Stato Henry Kissinger e la CIA, era a conoscenza del Piano Condor e ne fornì supporto logistico, economico e di addestramento nell’ambito della Dottrina della Sicurezza Nazionale, vedendo i dittatori sudamericani come alleati chiave nella lotta globale contro il comunismo durante e post Guerra Fredda. Il governo militare di Jorge Rafael Videla, durato dal 24 marzo 1976 al 29 marzo 1981, è stata una delle dittature più feroci e sanguinose della storia dell’America Latina che vide la piena attuazione del Piano Condor in Argentina.
Videla assunse il potere assoluto attraverso un Colpo di Stato, appoggiato economicamente da Licio Gelli fondatore della loggia massonica P2, che depose la Presidente Isabel Martínez de Perón, instaurando un regime totalitario noto ufficialmente come Processo di Riorganizzazione Nazionale formato dall’Ammiraglio della marina militare Edoardo Massera, dal Generale dell’esercito Jorge Videla e dal Generale dell’aereonautica militare Orlando Agosti. I Crimini contro l’Umanità commessi dal regime argentino sono considerati tra i più gravi e sistematici della storia contemporanea. Nel diritto internazionale, questi reati si configurano come attacchi estesi e sistematici diretti contro la popolazione civile.
I reati commessi furono le sparizioni forzate di persone, Desaparecidos, attraverso la strategia del vuoto ossia della scomparsa. Gli arrestati erano per lo più comunisti, socialisti, sindacalisti, peronisti (seguaci del vecchio Presidente argentino Peron), giovani delle scuole superiori ed universitari, operai delle piccole e medie imprese, insegnanti, sacerdoti cattolici, in particolare della teologia della liberazione, giornalisti e avvocati che intentavano cause contro lo Stato per conto delle famiglie delle vittime. Il regime sequestrava i cittadini senza emettere mandati d’arresto, negando alle famiglie e ai giudici qualsiasi informazione. La formula legale del desaparecido serviva a evitare il controllo internazionale. Oggi, le stime delle organizzazioni per i diritti umani contano circa trenta mila sparizioni. Le vittime venivano private della loro identità giuridica e fisica fin dal momento del rapimento.
Gli omicidi di massa avvenivano in particolare all’interno dei centri di detenzione clandestini come l’Esma (la Escuela de Mecánicade la Armada) a Buenos Aires o con i Voli della Morte. All’interno degli oltre cinquecento centri clandestini di detenzione, la tortura era una pratica quotidiana e burocratizzata. Veniva utilizzata la picana elettrica (elettroshock), il submarino (annegamento simulato), percosse brutali e privazione del sonno e del cibo. Le donne detenute subivano sistematicamente stupri, abusi sessuali e umiliazioni psicologiche da parte dei carcerieri come parte del programma di annientamento della dignità umana. Centinaia di donne incinte venivano tenute in vita nei centri di detenzione solo fino al momento del parto. Subito dopo la nascita, i neonati (le stime parlano di cinquecento bambini) venivano sottratti alle madri e consegnati a famiglie di militari, poliziotti o complici del regime, falsificandone i certificati di nascita.
Per quanto riguarda i Voli della Morte i detenuti, dopo essere stati spogliati, venivano drogati con un sedativo noto in Argentina come cinquantolina, e subito dopo imbarcati su aerei militari e gettati ancora vivi nell’Oceano Atlantico o nel Río de la Plata. Questo metodo mirava a cancellare ogni prova del reato e impedire il ritrovamento dei cadaveri. Le madri e le nonne degli scomparsi, non avendo più notizi dei propri cari, chiedevano spiegazioni direttamente al Presidente Videla e alla giunta militare senza avere alcuna risposta.
Così, davanti al silenzio delle autorità, mentre cercavano disperatamente notizie dei figli e nipoti, capirono presto che unendo le forze avrebbero avuto più voce. Il 30 aprile 1977, un piccolo gruppo di quattordici donne guidate da Azucena Villaflor decise di riunirsi a Plaza de Mayo, la piazza principale di Buenos Aires, proprio davanti alla Casa Rosada, il palazzo del governo. Per riconoscersi iniziarono a indossare sulla testa un fazzoletto bianco. Inizialmente si trattava dei pannolini di tela dei loro figli neonati, trasformati nel simbolo universale del movimento. Il regime militare vietava i raggruppamenti di persone. Quando la polizia ordinò alle donne di circolare e camminare, le madri non se ne andarono, presero a camminare a coppie, lentamente, in cerchio attorno alla piramide centrale della piazza. Da quel momento, il censimento visivo della loro protesta divenne fisso. L’appuntamento, ancora oggi, è ogni giovedì pomeriggio alle 15:30 e vede le madri ancora vive, figli e nipoti degli scomparsi, ritrovarsi in piazza.
Il governo argentino, nonostante godesse dell’appoggio di Henry Kissinger e di rapporti diplomatici con lo Stato d’Israele, si avvalse della collaborazione di neofascisti interni ed esterni, oltre che di un diffuso antisemitismo tra i ranghi dell’esercito, sotto la pressione dell’Ammiraglio Massera che considerava tre ebrei come Karl Marx, Sigmund Freud e Albert Einstein la causa della decadenza dell’umanità. A motivo del crescente malcontento tra i più alti ranghi del governo, il 29 marzo 1981, Jorge Videla fu deposto dai suoi stessi militari e sostituito da Roberto Eduardo Viola, il quale continuò il regime terroristico del suo predecessore. Il 22 dicembre 1981 venne sostituito da Leopoldo Galtieri, autoproclamatosi Presidente a vita dell’Argentina con poteri assoluti e la facoltà di scegliersi un successore. Dopo il breve interim di Alfredo Oscar Saint-Jean, lo stesso venne sostituito da Reynaldo Bignone che in un primo momento continuò a perseguitare i suoi oppositori ma nel 1983, in seguito alle proteste e pressioni internazionali, fu costretto a permettere lo svolgersi di libere elezioni. L’Argentina era infine tornata alla democrazia.
Il 5 luglio 2012 Videla venne definitivamente condannato, da un tribunale argentino, a cinquant’anni di reclusione per rapimento e sottrazione di identità perpetrati nei confronti dei figli dei desaparecidos. Insieme a lui è stato condannato Reynaldo Bignone.
Il coraggio delle Madri e Nonne di Plaza de Mayo è visto come la più grande e coraggiosa forma di opposizione al governo di Jorge Videla e moltissimi dei bambini che sono stati sottratti alle proprie madri, ancora oggi, cercano la loro vera famiglia. Questi bambini, vittime dell’odio e della violenza, hanno il diritto di conoscere i veri genitori o i parenti più prossimi perché la Memoria di quello che è avvenuto non vada a finire nel dimenticatoio della storia.
Videla è morto nel 2013 ma il male che ha causato ad un’intera generazione non morirà mai più.






