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Voce dell’Ulivo e Aprol Lecce scrivono a Silletti ‘Piano applicabile solo in teoria’

by Redazione
30 Luglio 2017 19:54
in Politica
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Comitato Voce dell’Ulivo e Aprol Lecce scrivono al Commissario Straordinario Giuseppe Silletti. Attraverso una lettera aperta (visualizzabile come allegato in coda all'articolo), entrambe si dichiarano pronte a collaborare, sebbene occorrano alcune modifiche dettate dal buon senso. Un esempio? Sfrondature al posto di abbattimenti. La parola d’ordine è abbattere la quantità di “inoculo” del batterio presente sul territorio per bloccare il contagio. E ciò avverrebbe solo riducendo drasticamente l’apparato fogliare infetto, presente sugli alberi contaminati, senza dunque solo e soltanto eradicare. Idea che, magari, potrebbe venire esposta domani al Ministro Maurizio Martina, il quale avrrebbe confermato una sua presenza nel capoluogo salentino per incontrare sindaci e produttori agricoli. Fra le righe lo dice anche l’Efsa.

 “Da questa pratica molteplici benefici – elencano nella missiva – possibile risanamento di piante infette allo stato iniziale, tutela del patrimonio olivicolo e paesaggistico, drastica riduzione di insetticidi, contenimento dei costi per gli agricoltori, velocità di intervento, applicabilità anche in zone inaccessibili ai mezzi meccanici e più facile monitoraggio dell’evoluzione della malattia”.

E sulla strigliata di Nardoni riguardo agli adempimenti “cominci da un bel mea culpa per non aver fatto ancora tirare un filo d’erba a Consorzi di Bonifica, Province, Comuni e Anas”. “Il Commissario è di fatto sostitutivo dell’inerzia totale dell’ente Regionale – prosegue – ed in modo particolare, dell’Assessorato all’Agricoltura che in due anni ha trovato come unica soluzione al problema “L’acqua informatizzata”.

 “Ma davvero esiste una persona di buon senso che può pensare che un soggetto pubblico, sia esso il Commissario, la Regione o l’Esercito, possa fare le arature di circa centomila ettari di terreni agricoli in meno di un mese?” – disse Nardoni. Pronta, dunque, la risposta di Voce dell’Ulivo e Aprol Lecce: “Ma davvero esiste una persona di buon senso che può pensare che un soggetto privato, sia esso azienda agricola o semplice possessore di terreno, possa fare le arature di circa duecentocinquantamila ettari ( e non centomila come dice l’Assessore mal informato) di terreni agricoli in meno di un mese?”.

Dice ancora l’Assessore “Abbiamo dato un alibi a tutti coloro che anche prima della xylella non curavano i terreni per continuare a non farlo e magari sperare in un risarcimento”. Affermazione di una gravità inaudita – dicono dal Comitato – perché “dimostra che l’Assessorato pur essendo a conoscenza di questo fenomeno non ha intrapreso le iniziative adeguate atte a far rispettare il contratto di condizionalità, previsto dalla Pac, ai soggetti inadempienti. Tutto questo anche nonostante le nostre numerose denunce e sollecitazioni”.

Mentre il Salento si dibatte di una delle più gravi emergenze agricole della sua storia, altre minacce potrebbero provenire da dei parassiti "alieni", perché importati da luoghi anche lontanissimi e diversi dal Vecchio Continente. L'ultima allerta, che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, vuole definire con questo termine prima che si parli di ennesima catastrofe agroalimentare riguarda la drosophila suzuki, un moscerino asiatico ghiotto di frutta che dalla sua comparsa in Europa nel 2010 ha creato non pochi grattacapi, soprattutto ai proprietari di vigneti, perché rischia di far marcire i grappoli e far saltare interi raccolti. Alimentandosi all’interno della polpa, le larve neonate provocano la formazione di un’area depressa e molle che porta rapidamente il frutto colpito a disfacimento. Il gusto del frutto diventa acetico, molto sgradevole al palato. Attacca preferibilmente frutti non raccolti in corso di maturazione.

Stando a quanto rendono noto gli esperti, la lotta contro questo insetto è particolarmente difficile, visto che riesce a resistere anche agli insetticidi. Mentre in regioni extraitaliane come il Canton Ticino si preparano dei veri e propri piani pubblici anti-drosophila, a noi al di qua delle Alpi, in assenza di direttive ministeriali o anche regionali, non resta che sperare, allora, nell'aiuto del meteo. “Un'estate calda, sopra i 30 gradi – scrive D’Agata – non permetterebbe alla drosophila di svilupparsi anche se non dobbiamo stupirci delle possibilità di adattamento di queste specie aggressive ed infestanti ed al rischio che si diffondano verso Sud e sino all'Italia meridionale. Sembra banale ma mai come in questi casi "Prevenire (ndr ed informare) è meglio che curare".

Tags: piano-anti-xylella
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