‘L’assistenza domiciliare e il covid-19: non dimentichiamo i nostri pazienti fragili’, la testimonianza di un’infermiera salentina

Isabella Patruno racconta le difficoltà dell’assistenza domiciliare integrata, ovvero dei problemi che a causa del coronavirus stanno vivendo i pazienti che necessitano dell’infermiere a domicilio

Sono un’infermiera coordinatrice di un gruppo di liberi professionisti che si occupano dell’assistenza sul territorio tramite la collaborazione con i Medici di Medicina Generale e con il supporto della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche e dell’ASL di Lecce.

Ci occupiamo dell’assistenza domiciliare integrata, ovvero dei pazienti che necessitano dell’infermiere a domicilio. I pazienti a cui rivolgiamo il nostro servizio sono l’anello più fragile della nostra società, ad esempio i pazienti oncologici, pazienti SLA e pazienti cronici in età senile con svariate comorbidità.

Tutti i nostri assistiti, da sempre seguiti da noi con costanza e dedizione, in questo momento storico, rischiano di non avere la giusta attenzione di cui necessiterebbero sentendosi abbandonati. In questi tempi il nostro servizio è messo a dura prova in quanto l’ambiente domiciliare è considerato ad alto rischio di contagio da COVID-19 ed anche per l’ormai nota assenza di Dispositivi di Protezione Individuale che anche nel nostro caso purtroppo scarseggiano, nonostante il nostro impegno a procurarci autonomamente i presidi di cui necessitiamo.

La nostra assistenza, però, in molti casi, non può essere sospesa sopratutto perché se noi non ci fossimo, gli assistiti dovrebbero necessariamente ricorrere al 118 o ai presidi ospedalieri già in emergenza, aumentando il rischio di contagio da coronavirus.

Per l’erogazione del nostro servizio abbiamo elaborato un protocollo interno sperimentale per riuscire a continuare a garantire la nostra assistenza ormai essenziale per molti pazienti, perseguendo il nostro obiettivo nel rispetto delle norme vigenti e quindi in sicurezza per noi e soprattutto per il nostro paziente.

Prima di qualsiasi accesso domiciliare ricorriamo ad un triage telefonico in cui chiediamo al paziente se presentano una sintomatologia riconducibile ad un’ infezione da Covid-19, domandando anche se nel loro domicilio è presente qualcuno con queste caratteristiche o semplicemente in quarantena perché rientrato dal Nord, utilizzando così gli stessi protocolli del Sistema Sanitario Nazionale.

Inoltre, dove possibile, abbiamo usufruito della tecnologia per continuare ad erogare la nostra assistenza. Per facilitare questo modello di cura abbiamo utilizzato una bassa tecnologia in modo da essere accessibile ai più. Servendoci semplicemente di videochiamata o tramite foto abbiamo potenziato dove possibile la figura del Care Giver, ovvero del parente o del soggetto che si prende cura del malato spronandolo ad effettuare delle prestazioni , ad esempio medicazioni semplici, sotto la nostra sorveglianza e con i nostri consigli.

Tutto ciò è volto a ridurre al minimo indispensabile i nostri accessi domiciliari, obiettivo importantissimo in questo momento. Grazie al nostro impegno abbiamo ottenuto una buona risposta dal territorio, i nostri pazienti continuano ad essere seguiti in maniera idonea senza sentirsi abbandonati. Chissà se il futuro ci riserverà l’utilizzo, dove possibile, di questi modelli anche in tempi non di emergenza per rafforzare il nostro operato.



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