Coronavirus, la preoccupazione di Giuseppe De Cagna, re delle luminarie: “si rischia di buttare in aria anni di sacrifici”

È preoccupato Giuseppe De Cagna. Il re delle luminarie teme che gli ‘effetti del coronavirus possano toccare anche la sua azienda.

È uno sfogo amaro quello del re delle luminarie Giuseppe De Cagna, nome noto in tutto il mondo per le sue architetture di luci che hanno colorato e incantato molte città del mondo come Valencia, Ginevra, Bruxelles, Tokyo, Seul, Hong Kong e Gerusalemme ha affidato ai social. L’imprenditore della storica azienda di Maglie è preoccupato per gli effetti che il coronavirus potrà avere sulla sua attività. Non si tratta, infatti, solo di una emergenza sanitaria che ha toccato anche il nord dell’Italia, ma di un problema che avrà ripercussioni anche sull’economia di tutto il Paese.

«A cosa sto pensando? – si legge sulla pagina Facebook – che qua si rischia davvero grosso di buttare in aria anni di sacrifici». A pesare è l’incertezza e, come spiega De Cagna sul suo profilo, l’impossibilità di ‘programmare’ il futuro a breve tempo e medio termine.

«Il nostro lavoro – conclude – porta a riunire tantissime persone e se già annullano gli eventi sportivi, non oso immaginare le manifestazioni dove c’è assembramento di gente. Spero tanto che non sia così, ma la realtà dei fatti è questa, dovevo partire per dei sopralluoghi, ma mi è stato imposto lo stop, quindi».

Da qui la ‘preoccupazione’ dell’imprenditore salentino che, come si legge nel post, sta cominciando a trovare ‘impedimenti di ogni genere’. «Credo – continua – che sia il caso di iniziare a riflettere su cosa fare per l’immediato futuro, perché qua si rischia davvero grosso di buttare in aria anni di sacrifici. Si deve cercare di far qualcosa per proteggere tutto ciò, se c’è anche una piccola possibilità di farlo, questo, credo che comporterà scelte dolorose».

Il virus partito da Wuhan ha messo in quarantena il nord del Paese, il terzo al mondo per numero di contagi. Con sette regioni coinvolte, decine di città isolate, e migliaia di persone costrette a stare chiuse in casa. E con l’incertezza che regna è davvero difficile pensare che il Coronavirus non avrà conseguenze sul sistema produttivo del Paese.



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