Calò rieletto alla guida della Femca, “Ci aspettiamo il consolidamento dei contratti dei giovani”

Sergio Calò è stato rieletto segretario generale. Paola De Giorgi e Nico Negro sono stati eletti quali componenti della Segreteria territoriale.

Si è svolto ieri, presso l’Heffort Sport Village di Parabita, il VI Congresso della Femca Cisl di Lecce, il sindacato dei lavoratori del settore Energia, Moda, Chimica e Affini.

Sergio Calò è stato rieletto segretario generale. Paola De Giorgi e Nico Negro sono stati eletti quali componenti della Segreteria territoriale.

“Il sindacato, noi della Femca e della Cisl, in nome della nostra stessa rappresentanza, abbiamo il dovere e l’opportunità di alimentare e promuovere una nuova via di sviluppo, quella della solidarietà, dell’uguaglianza, del diritto al lavoro, della giustizia, del rispetto dell’ambiente, che affermi un’etica sindacale di riferimento per l’uomo, il lavoratore, il nostro iscritto”, con queste parole Calò ha sottolineato la rielezione a capo di una federazione sindacale che si radica in un settore strategico per lo sviluppo del territorio visto il suo bacino di riferimento tra i lavoratori del famoso Tac, il tessile abbigliamento e calzaturiero.

“Nel nostro VI congresso provinciale abbiamo acceso i fari sulla situazione del tessile e del calzaturiero nella Provincia di Lecce, che come Femca seguiamo con grande orgoglio e con grandi risultati in termini di rappresentanza – afferma il Segretario Generale Sergio Calò -. Negli ultimi anni, anche in piena pandemia, abbiamo assistito a un evidente sviluppo territoriale in termini occupazionali ma anche di tipologia di lavoro: i grandi marchi della moda, soprattutto del lusso, sono sbarcati pesantemente nel Salento incentivando sia la quantità che la qualità della produzione. A oggi (pur con la pandemia ancora in corso) le aziende più grandi e più strutturate hanno, di fatto, abbandonato il puro e solo contoterzismo per avviare vere e proprie piattaforme produttive, dove il capo di abbigliamento, l’accessorio, la calzatura vedono la luce in tutte le loro fasi di lavorazione: dal disegno dello stilista, all’ intera realizzazione, fino alla spedizione diretta presso il punto vendita”.

In foto, la Segreteria provinciale della Cisl e la Segreteria della Femca

Dietro l’angolo, però, avverte la Femca c’è un rischio. Ovvero che dinamiche distorte, applicate e imposte per decenni dai grandi marchi della moda del lusso (volume e qualità del lavoro, sicurezza, prezzi, controlli sul trattamento economico e organizzativo dei lavoratori) vengano imposte dalle aziende salentine capofila alle aziende di propria filiera o autonome…Il vecchio discorso della rivoluzione che mangia i suoi figli. Insomma una sorta di pena del contrappasso dove lo sfruttato di prima, appena può, se non sufficientemente dotato di cura e sensibilità per il suo territorio, diviene lo sfruttatore di altri a lui, inesorabilmente, legati.

“A quattro anni di distanza (pochi per parlare di rigoglioso e consolidato sviluppo ma tanti se, viceversa, riconosciamo quali allora fossero le condizioni in cui versava tutto il settore tessile e calzaturiero in provincia di Lecce e tra Casarano e Nardò in particolare), ci ritroviamo con una vivacità imprenditoriale mai vista prima. La nascita di nuove aziende in tutto il Sud Salento – ha detto nella sua relazione Sergio Calò – insieme al dato occupazionale, che registra nuovi occupati, con indicatori a due e (in alcuni casi) a tre cifre, ci fanno ben sperare che il lavoro, da privilegio di pochi ‘fortunati’, stia diventando concretamente un obiettivo alla portata di tutti, un bene comune cui chiunque possa e debba aspirare’.

Ma non c’è crescita senza le connessioni tra il sistema industriale e quello dell’amministrazione pubblica, dei servizi, delle infrastrutture. Il tutto alla luce di un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che promette grandi cose ma che deve essere messo alla prova dei fatti.

“Appare sempre più chiaro che lo sviluppo e la crescita del sistema Italia, dove tuttora è presente un esasperato dualismo tra aree forti e aree deboli del paese, si debbano fondare su una vera politica industriale che riequilibri il binomio lavoro-sviluppo perseguendo ormai noti e discussi temi quali l’ efficienza degli enti locali, un sistema bancario non penalizzante, adeguati servizi alle imprese e agibilità/possibilità infrastrutturali, non ultima una vera ed efficiente proposta formativa per i nostri giovani”.

Proprio i giovani sono stati al centro di vari passaggi dell’intervento di Calò. Quei giovani che in un contesto come quello salentino diventano fondamentali se si vuole parlare di rinascita del sistema.

“È oramai di dominio pubblico che alcuni dei maggiori stabilimenti calzaturieri della Provincia, da Leo Shoes srl a Gianel srl, passando da Elka, Stil, Manuf, Sud Salento, (come anche altri di poco sotto i 300 addetti), ma anche tessili a partire da Gruppo Barbetta e Gruppo Gda, da qualche anno abbiano avviato l’inserimento di giovani nel ciclo produttivo. È inutile sottolineare che ci aspettiamo il consolidamento e la trasformazione contrattuale dei tanti giovani con contratto di apprendistato e con contratto a termine a partire dalle aziende citate, ma anche nelle altre, in un settore che solo fino a pochi anni fa, sembrava destinato a morire sia per problemi di mercato sia per quelle ‘assistenze sociali’ che hanno visto decine di lavoratori e numerose aziende, complice anche il sindacato, intascare copiose risorse pubbliche (mobilità e cigs) e salutare tutti”.



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