Trenta giorni per demolire la fontana di Melissano, ma il Comune non ha i soldi. La proposta di Italia Nostra

Un mese di tempo per demolire la fontana monumentale di Melissano che Vittorio Sgarbi definì un crimine puro. Marcello Seclì: “Chi l’ha progettata sostenga i costi come risarcimento del danno causato alla collettività”

Con una lettera perentoria la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Lecce ha chiesto al Sindaco di Melissano di demolire entro 30 giorni la ormai famigerata fontana monumentale realizzata nel 2000 e addossata alla Chiesa Matrice della Beata Vergine Maria del Rosario. Non solo. L’architetto Maria Piccarreta, nel suo ruolo di Soprintendente, chiede al primo cittadino il corretto ripristino dei luoghi sulla base di un progetto architettonico da sottoporre all’ente di Via Galateo al fine della sua autorizzazione.

La storia della fontana monumentale di Melissano è arcinota. Fu un progetto realizzato dall’allora amministrazione comunale che la città non ha mai compreso, ha rifiutato da subito perché totalmente distonico all’area in cui sorgeva e addirittura pericoloso perché, poggiando sulla chiesa, rischia di comprometterne la staticità.

Vittorio Sgarbi, quest’estate, non ha avuto dubbi nel definire quella scultura come un ‘crimine puro’. Quella fontana non entrò mai in funzione, infatti, anche perché, a detta di molti cittadini e istituzioni, il getto d’acqua non era stato ben congegnato e finiva per strada con il rischio di far scivolare le persone che si recavano a seguire le sacre funzioni.

Un mese di tempo, dunque, che la Sopraintendente ha dato al Comune.

Ma il Comune ha i soldi per fare il progetto destinato a riportare i luoghi allo stato iniziale? Ha i soldi per pagare i progettisti? Ha i quattrini per passare poi alla fase due, ovvero quella della demolizione?

Niente affatto. Gli amministratori fanno sapere che non ci sono denari nelle casse e che i cittadini nel 2019 non possono pagare un errore degli amministratori del 2000.

Scende in campo così l’Associazione Italia Nostra, che da sempre ha provato a trovare una soluzione che partisse dalla demolizione di quell’opera che in tanti di spregiativamente chiamano ‘la supposta’.

‘Chiediamo che l’Amministrazione comunale provveda all’istituzione a breve di un Comitato tecnico-culturale che affianchi il Comune nell’individuazione delle forme, degli strumenti, dei tempi e delle condizioni attraverso il quale attuare un Programma di iniziative in cui l’abbattimento del manufatto possa risultare un percorso di crescita culturale e sociale della comunità ed un segnale, anche per il territorio salentino, affinchè altri scempi non abbiano più a verificarsi’.

Parole che scendono nel pratico con l’invito al coinvolgimento degli studenti per lanciare iniziative culturali tese alla valorizzazione del patrimonio culturale esistente. E come fare per i soldi del progetto di ripristino dei luoghi. Anche qui Marcello Seclì è altrettanto chiaro: ‘chiediamo ai tecnici che a suo tempo progettarono l’opera e che profumatamente vennero ricompensati (uno di essi oggi ricopre l’incarico di Consigliere comunale) di predisporre gratuitamente il progetto di abbattimento del manufatto e di ripristino dello stato dei luoghi, quale viatico e simbolico gesto di risarcimento per cotanto danno causato alla collettività’