Giornata mondiale contro la siccità, Coldiretti, Copagri e Confagri unite per la lotta alla desertificazione. Ecco il punto

Il 17 Giugno è la Giornata mondiale dedicata alla lotta ai fenomeni di desertificazione e siccità promossa dalla Convenzione delle Nazioni Unite nel 1994, per la sensibilizzazione sul tema. Le parole di Coldiretti, Confagri e Copagri per fare il punto della situazione.

Il 17 Giugno è la data stabilita per la Giornata mondiale dedicata alla lotta alla desertificazione e alla siccità, che è stata promossa dalla stessa Convenzione delle Nazioni Unite (UNCCD) nel 1994 a Parigi, per la sensibilizzazione sul tema dell’intensificazione del processo di degrado della terra nelle zone aride, semiaride e subumide, riconosciuto come uno dei maggiori problemi economici, sociali ed ambientali in vari paesi del mondo.

Anche in Italia la questione si rivela abbastanza importante e di rilevanza politica; il nostro Paese, infatti, partecipa annualmente alla celebrazione di questa giornata e pone l’accento attraverso esperti e rappresentati di settore, come ad esempio gli esponenti di Confagri, il presidente Coldiretti, Ettore Prandini e il presidente di Copagri, Franco Verrascina, che pongono il loro parere legato alla necessità di agire in maniera costante e responsabile sui punti cruciali che caratterizzano quest’emergenza.

Danni per un miliardo e il piano idrogeologico: le parole di Coldiretti

“La siccità rappresenta l’evento climatico avverso più rilevante per l’agricoltura italiana con un danni stimati in media in un miliardo di euro all’anno soprattutto per le quantità e la qualità dei raccolti”, questo è quello che espone la Coldiretti riguardo al problema della carenza idrica nella giornata della lotta alla siccità.

Circa trecento miliardi sono i metri cubi d’acqua che cadono annualmente sul nostro territorio, ma a causa delle carenze infrastrutturali se ne trattiene appena l’11% putroppo

“Per poter rimediare è necessario un intervento strategico nella realizzazione di infrastrutture come ad esempio bacini di accumulo”. E questa è in effetti una strategia inserita nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) del governo Draghi.

“Magari con questi bacini potremmo arrivare a trattenere il 40-50% portando risorsa idrica dove non c’è, con la possibilità di triplicare le rese e combattere il dissesto idrogeologico” spiega presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Il progetto, dunque, prevede la realizzazione di una rete di piccole dighe a basso impatto paesaggistico, favorendo il completamento e il recupero di strutture già presenti, in modo da velocizzare il piano complessivo e ottimizzare gli obbiettivi finali. L’idea è di poter realizzare il tutto senza l’impiego di materiale cementifero per ridurre così l’impatto l’ambientale, tale così da poter conservare l’acqua e redistribuirla ai cittadini, all’industria e all’agricoltura, con un risvolto importante anche per quanto riguarda l’ambiente e l’occupazione.

“Restoration, land e recovery”: lo slogan di Copagri

“Mantenere la produttività dei terreni, contrastare la perdita di suolo, tutelare la biodiversità e confrontarsi con le sempre più evidenti conseguenze del climate change fanno parte ormai da anni dell’azione quotidiana degli agricoltori del nostro Paese, che sempre più spesso con il loro operato svolgono insostituibili azioni di tutela dell’ambiente, di prevenzione del dissesto idrogeologico e di contrasto alla desertificazioni, senza contare il fondamentale presidio delle aree rurali, sempre più esposte al rischio spopolamento”. A pronunciare questo discorso è il presidente Franco Verrascina, nella Desertification and Drought Day,

“Il risparmio idrico è il frutto dei risultati significativi della ricerca e dell’innovazione e in maniera crescente anche dell’agricoltura di precisione” continua il numero uno dell’associazione.

Tuttavia di strada ce n’è ancora molta da fare per invertire un trend abbastanza pauroso. Nel nostro pianeta, infatti, sono circa ventiquattro i miliardi di tonnellate di terra coltivabile che scompare ogni anno e quindici i miliardi di alberi all’ora, “si rischia in questo modo di compromettere l’ecosistema forestale mondiale e da cui oltre un miliardo e mezzo di persone trae il suo sostentamento” il dramma.

“Contrastare il trend deve essere una priorità e una risposta a tale problematica passa necessariamente dagli investimenti, e inoltre, dall’agricoltura e dalle attività connesse, attraverso il ruolo dell’agricoltore che si occupa in prima persona dell’ambiente e del territorio” continua Verrascina.

“Solo raggiungendo la neutralità in termini di degrado del suolo, ovvero lavorando per far sì che le perdite di terreno fertile siano controbilanciate da miglioramenti in altre aree degradate, si può pensare di mettere un freno alla continua perdita di terreni fertili e di aree verdi, così da poter restaurare il nostro Pianeta, da qui lo slogan scelto ‘Restoration. Land. Recovery'”, conclude dunque il primo esponente di Copagri.

Fondamentale il ruolo dell’agricoltore e dell’agricoltura: il punto di Confagri

“Gli agricoltori sono i principali protagonisti per salvaguardare un suolo produttivo e in salute” lancia l’appello Confagricoltura.

Nel 2050, la combinazione del degrado del suolo, l’erosione e i cambiamenti climatici rischiano di ridurre i raccolti globali del 10% in media, e probabilmente fino al 50% in alcune regioni, se non si agirà con forza e determinazione continuano gli interessati.

Il 21% della superficie nazionale è a rischio, e al sud può raggiungere oltre il 40%. Paese europeo l’Italia che rischia di risentire di più degli effetti del cambiamento climatico. I fenomeni atmosferici estremi infatti, insieme ad una scarsa manutenzione ambientale stanno alimentando una vera e propria desertificazione di vasti appezzamenti di territorio.

“Occorre prendere consapevolezza dell’importanza di immagazzinamento delle risorse idriche, ma anche sulla riduzione dei consumi e, soprattutto, sulle perdite nella rete nazionale. Al tempo stesso l’agricoltura è sempre più impegnata in coltivazioni e produzioni di qualità con un utilizzo oculato di acqua ed energia “.

In un articolo di approfondimento dedicato al tema, inoltre, si fa poi una stima delle strutture per la raccolta d’acqua già presenti in Italia e al Sud e del loro cambiamento, con tutte le cifre e i numeri.

“Tutelare le risorse idriche vuol dire prendersi cura della qualità del terreno. Per questo c’è il sollecito rivolto alla politica per una progettualità complessiva sulla gestione dell’acqua e il riutilizzo delle acque reflue. Nella rigenerazione dei terreni occorre sviluppare strategie utili a riportare la sostanza organica nel suolo, trattando argomenti di bioeconomia circolare per riutilizzare il più possibile i materiali utili all’agricoltura, a partire dai fertilizzanti organici” conclude infine il suo intervento l’associazione.